Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Terremoto, un anno dopo in Umbria: "Torneremo felici e contenti nella nostra Lilliput"

"Far rientrare in casa tutta la popolazione della Valnerina prima del prossimo inverno", dice il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno. La scelta di non spopolare i borghi e le città e l'idea del Villaggio dei ristoranti a Castelluccio: viaggio in Umbria a dodici mesi dal sisma“

Il 24 agosto del 2016, alle 3.36, una scossa di terremoto, con epicentro tra Accumoli e Amatrice, lungo la Valle del Tronto, di magnitudo 6.0, ha trascinato il Centro Italia, l’Umbria, Norcia, Cascia, Preci nell’incubo del terremoto. Non ci sono stati morti, in Umbria. Ma tra agosto e ottobre, le scosse hanno raso al suolo frazioni intere – come San Pellegrino, Castelluccio, Campi -, abbattuto simboli, chiese, basiliche, case, ospedali, scuole, stazioni ferroviarie. Squarciato strade, gallerie, vite, affetti e ricordi. Sbriciolato comunità e borghi. E’ passato l’inverno, spietato, nelle zone di montagna.

Ora in Umbria infuria l’estate più calda da mezzo secolo a questa parte. E a quasi un anno da quella maledetta data del 24 agosto, la Valnerina tenta con tutte le sue forze di tornare in piedi. L’obiettivo principale, al momento, è questo: “Far rientrare in casa tutta la popolazione della Valnerina prima del prossimo inverno”. Lo specifica il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno. Lo ripete la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. Perché qui, nel cuore delle montagne dell’Umbria, è ancora una fase di emergenza. La data simbolo è quella del 30 ottobre, il giorno in cui il terremoto ha calpestato con tutta la forza Norcia, Preci, Cascia, l’Umbria. E come fase di emergenza va gestita.

Nella città di San Benedetto, il punto della situazione lo stila direttamente il Comune. Niente a che vedere con il modello L’Aquila e le new town. In Umbria si fa diversamente: “Potevamo chiudere tutto con le zone rosse e far tornare la popolazione solo a ricostruzione completa. Ma ci vorranno anni per fare tutto secondo le regole, in sicurezza e in piena legalità – ha spiegato più e più volte la presidente regionale Marini, ultima delle quali a Castelluccio di Norcia, durante l’incontro per la delocalizzazione delle attività - . E allora abbiamo deciso diversamente. Abbiamo deciso di non spopolare i borghi e le città. Riapriamo passo dopo passo le zone rosse. Perché possiamo anche ricostruire tutto da nuovo, ma sono le persone che fanno i luoghi, non solo i mattoni”.

Accanto alla questione delle case, c’è anche quella delle attività produttive. Continuare a lavorare è fondamentale e necessario. E la parola d’ordine è delocalizzare. Spiega il Comune di Norcia: “Per quanto riguarda le attività commerciali, sono state espletate le gare per la realizzazione delle strutture che ospiteranno gli studi professionali, i ristoranti e i negozi del centro storico. Le nuove strutture, collocate in Viale della Stazione a ridosso di Porta Ascolana, saranno consegnate la seconda settimana di agosto. Sempre entro agosto troveranno locazione gli studi professionali. Per le altre attività commerciali da dislocare nella zona industriale, sempre secondo i tempi previsti dalla Regione, la prima settimana di agosto sarà effettuata la gara per l’affidamento dei lavori di urbanizzazione: entro settembre è prevista la realizzazione. Per quanto riguarda i ristoranti la prima settimana di agosto sono in partenza le opere di urbanizzazione delle aree che li ospiteranno. Due i punti individuati per la loro collocazione: Porta Ascolana, in piazzale Melvin Jones e Porta Romana, nei pressi dei giardini pubblici tra il parcheggio dell’ ‘Hotel Garden’ e Piazzale Rosa Marucci. Queste strutture saranno portate a compimento verosimilmente entro il mese di settembre”.

Prima che arrivi l’inverno, prima che arrivi la neve, “tutti avranno una casetta dove stare”, ha detto il sindaco Alemanno. E dal Comune spiegano che “sono state assegnate altre 90 Sae soluzioni abitative emergenziali, collocate in loc. Zona Industriale B. Aumenta così a 191 il numero di ‘casette’ disponibili nel territorio comunale, a fronte di un’esigenza stimata di circa 650 soluzioni abitative”. E si continua a lavorare: “In questi giorni  - scrive il Comune sono partiti i lavori per le altre aree che ospiteranno altre 201 Sae nelle frazioni di Campi, Agriano, Ancarano, Forsivo e Norcia capoluogo in Viale XX Settembre 2 e Viale Montedoro: tempo previsto per ultimazione lavori, settembre. Per quanto riguarda le frazioni di Frascaro, Nottoria, Savelli, Popoli, San Pellegrino 2, lavori con ultimazione prevista alla fine di settembre. Per la metà di ottobre è prevista la consegna di altre 90 Sae sempre a Norcia capoluogo, in loc. Misciano, Zona Industriale. Prossimamente saranno avviate altre aree che interesseranno Norcia capoluogo e le frazioni di Piediripa, la terza area di San Pellegrino, Valcaldara, Serravalle e Castelluccio. Altre 130 Sae”.

A Castelluccio, tra le polemiche, gli errori di comunicazione, le petizioni e le frecciate degli ambientalisti, sorgerà il Villaggio dei ristoranti. Una delocalizzazione delle attività che i castellucciani aspettavano come la pioggia nel deserto. Una struttura “completamente smontabile, a basso impatto, di proprietà della Protezione Civile e che riqualificherà una cava abbandonata”. In sintesi: “Senza cemento”. La Regione Umbria e il sindaco di Norcia puntano “ad aprire entro la primavera” la struttura “temporanea e con vista sul Pian Grande”. Ma “bisogna distinguere tra la fase di emergenza e la fase di ricostruzione”, spiegano Catiuscia Marini e il sindaco di Norcia Alemanno. E non è una semplice distinzione lessicale: “Ad oggi – sottolinea la presidente  - abbiamo completato la programmazione e le procedure di gara che riguardano la realizzazione delle ‘casette’ per Norcia, Cascia e Preci. Entro la scadenza del 30 ottobre avremo completato questo piano di interventi per permettere a tutti di riavere un tetto”.

Ma “già in questi mesi, questo tipo di intervento ha permesso un ritorno della popolazione nelle zone colpite dal sisma”. Le zone rosse sono state prima messe in sicurezza, poi gradualmente riaperte. Come nel centro storico di Norcia. E ora è il momento di rimuovere le macerie e di ricostruire: “Parallelamente alle casette, abbiamo fatto un lavoro per dare avvio alla ricostruzione, collaborando con il Commissario e con la Protezione Civile. In questi mesi sono stati messi in sicurezza tantissimi edifici pubblici, abbiamo costruito le strutture temporanee, approvato il piano scuole per permettere ai ragazzi della Valnerina un parziale ritorno alla normalità e alla quotidianità. Con due diverse ordinanze – sottolinea la presidente regionale – abbiamo dato il via alla vera e propria ricostruzione. La progettazione è in corso, poi saranno fatte le gare di appalto per cominciare i lavori in tutte le scuole danneggiate”. E non è finita qui: “Abbiamo approvato anche il piano opere pubbliche, che prevede una serie di interventi da 32 milioni di euro per ricostruire gli edifici strategici e le mura urbiche, quello per l’edilizia residenziale pubblica, che sarà gestito da Ater per il ripristino delle case popolari, e quello per i Beni Culturali della Valnerina”.

Nonostante “un inverno durissimo”, la comunità di Norcia e della Valnerina “ha resistito”, “ha dimostrato un carattere e una forza d’animo straordinari”, spiega Alemanno, e “grazie ai container collettivi, all’autonoma sistemazione e alle strutture alberghiere siamo riusciti ad uscire dalle tende. Prima dell’arrivo del nuovo inverno daremo una casetta a ogni nursino”. L’inverno sta arrivando, è di nuovo corsa contro il tempo. Ora il caldo e la siccità si accaniscono sulla Valnerina, poi arriverà la neve. Senza le persone, i borghi e le città sono solo mattoni. “Io dico sempre questa cosa e fa un po’ sorridere - dice Alberto Allegrini, presidente della Confcommercio della Valnerina, albergatore di Norcia e montanaro testardo – quando nelle fiabe si dice ‘e vissero felici e contenti’ venivano tutti a vivere a Norcia, quindi noi puntiamo a farli tornare tutti quanti a Norcia”.

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