Burocrazia lumaca, tensostrutture sepolte dalla neve: erano estive

Strutture allestite ad agosto in attesa delle casette che avrebbero dovuto arrivare prima dell'inverno. A Pievetorina crollano la tenda asilo e una parte di refettorio

Il campo di Pievetorina

Tensostrutture troppo leggere per sostenere il peso della neve. Così a Pievetorina sono crollate quella adibita ad asilo e un'altra che fingeva da corridoio tra la cucina da campo e il refettorio. Nessuno si è ferito ma la rabbia è tanta. Non tanto per un pasto da andare a prendere allo scoperto, sotto le intemperie, ma quanto per i ritardi e le lungaggini che i terremotati sono costretti a subire. Perché si lavora ancora con tendoni estivi? La promessa era che entro l'inverno sarebbero arrivate le casette. La realtà è ben altra ma ad agosto, alla messa in moto della macchina dei soccorsi dopo il terremoto che ha dato il via alla lunga scia sismica che ha sconquassato l'Appennino, i vari gruppi di protezione civile che operano sul campo sono arrivati sui luoghi dell'emergenza con materiale prettamente estivo. Tanto poi arrivano le casette, si è detto. Strutture che non sono arrivate, bloccate tra le ingolfate vie della burocrazia. 

A Pievetorina, l'Avis di Montemarciano (che ha la responsabilità della cucina da campo) sta andando oggi (giovedì 19 gennaio) con altro materiale e tre piccoli gazebo per ovviare alle difficoltà. Tra le strutture cadute sotto il peso della neve ce ne sono alcune che servono per il ricovero degli attrezzi. I vigili del fuoco, che subito dopo la caduta hanno ripristinato il corridoio del refettorio, lavorano per impedire altri crolli. Nel campo mangiano in settimana circa 100 persone. Tutta gente che non è voluta andare negli alberghi sulla costa per rimanere vicina al posto di lavoro, agli animali da badare. Ovvio, le casette restano la priorità. Anche se il sentimento che va per la maggiore, insieme alla rabbia, è il senso di abbandono. Promesse inizialmente per ottobre, l'arrivo dei moduli abitativi ha subito poi altri rinvii. Prima di Natale, si è detto. Ora si parla di fine gennaio. Il che appare improbabile vista l'oggettiva difficoltà di operare con i paesi e le frazioni intrappolate nelle neve.

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