Una comunità sfollata, mancano i moduli per le scuole: «Così Caldarola muore»

Il sindaco ha avuto un colloquio telefonico col commissario Errani, il quale ci ha indicato il percorso da seguire per avere al più presto i moduli per costruire la scuola perché per Caldarola è la cosa primaria

Caldarola dopo il terremoto

Inutile fare la conta dei terremotati perché, se in un paese di appena 1.800 persone più di mille se ne vanno, significa che ad essere sfollata è l’intera comunità. Per questo l’unica, grande paura per chi vuole ancora un futuro nella propria cittadina è che si arrivi al giorno della ricostruzione, ci si guardi intorno e si scopra come non ci sia più qualcuno con cui ripartire. «Ci aveva colpito prima il terremoto del 26 ottobre, poi quello della mattina del 30 ci ha dato il colpo di grazia. Non c’è rimasto più nessuno perché se ne sono andati tutti a vivere lungo la costa. La situazione è preoccupante, al punto da poter dire che il problema non sarà la ricostruzione, ma se ci sarà ancora un paese per cui ricostruire». Guarda con ansia al futuro Gino Battellini, giovane imprenditore di Caldarola, una delle cittadine più colpite all’interno dei cosiddetti "Cinque comuni” (Belforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Cessapalombo e Serrapetrona) che, insieme ai propri castelli, occupano la porzione centrale dell'entroterra maceratese. Battellini ha una fabbrica di calzature, la Montebove Srl e sta soffrendo molto per portare avanti il lavoro. Se in un primo momento si era trasferito con la famiglia nel laboratorio dell’azienda, ha poi fatto una scelta volta a proteggere sua moglie e il suo bimbo di 2 mesi. Si è trasferito a Macerata dai suoceri, il padre è a Civitanova Marche e la sorella a Marcelli (Ancona). Ma l’azienda va avanti. Il lavoro deve andare avanti. «L’azienda non ha riportato danni e per una questione di possibilità e necessità abbiamo deciso di ripartire subito - prosegue Battellini - Ma il problema è che ho molti dipendenti senza più una casa, c’è chi vive lontano in hotel e chi dorme in macchina. Non tutti riescono ad arrivare in fabbrica, ma dobbiamo lavorare per vivere. In questo momento a Caldarola c’è solo un’attività commerciale aperta e se non si fa qualcosa nel brevissimo periodo il paese rischia di morire».

IL SINDACO. Qualcosa nell’immediato dunque. Ma cosa? Per tutti servono subito i moduli per la scuola. Già, perché nel maceratese l’attività scolastica è ancora ferma e, se non si riparte dai banchi di scuola, il timore è che tutte le famiglie sfollate possano iscrivere i propri figli altrove. Come ad esempio Alba Adriatica, in Abruzzo. Dell’importanza di ripartire dalla scuola ne è cosciente anche il sindaco di Caldarola Luca Giuseppetti, che proprio ieri parlava di questo al telefono con il commissario straordinario per il terremoto Vasco Errani.

«Ogni giorno la situazione si aggrava e le condizioni meteorologiche di questi giorni non aiutano - ha detto Giuseppetti -  L’obiettivo principale è far ripartire le scuole e proprio oggi (ieri) ho avuto un colloquio telefonico col commissario Errani, il quale mi ha indicato il percorso da seguire. Poi ho sentito anche Cesare Spuri della Protezione Civile delle Marche e adesso mi devono dare delle risposte entro martedì per avere al più presto questi moduli abitativi con cui costruire la scuola perché per noi è la cosa primaria».

IL CENTRO STORICO. Per arrivare nel cuore di Caldarole, si prende la strada Provinciale 502 fino ad arrivare lungo un viale alberato, al cui lato ci sono delle scuole gravemente lesionate. Ecco lo “Stop. Zona Rossa”, presidiato dai Vigili del Fuoco di Pesaro e dalle forze dell’Ordine, impegnate a prevenire lo sciacallaggio. Basterebbero poche decine di metri per arrivare in una delle piazze più belle delle Marche. Ma non si passa. Ci sono case lesionate, tetti franati, appartamenti apparentemente sicuri, ma che al proprio interno nascondono le più classiche crepe a “X“, sintomo dello schiacciamento della parete, scollata nelle sue parti interne e quindi pronta a venire giù alla prima scossa di terremoto. E poi comignoli e finestre pericolanti per le quali basta un alito di vento. Insomma il centro storico di Caldarola è off limits per tutti. Proprio lì vicino però c’è un bar aperto, è la gelateria “Da Savè”, è l’unica attività commerciale aperta. La stessa di cui parlava l’imprenditore caldarolese. Il titolare é Stefano Perucci (IL VIDEO INTEGRALE), che ha detto: «Abbiamo il castello dilaniato, senza fonti di sostentamento, le chiese tutte chiuse, il teatro diroccato, però abbiamo fiducia nell’Emilia Romagna, che si sta dimostrando affidabile». Già, perché l’emergenza post sisma a Caldarola è sotto la guida della Regione Emilia Romagna che qualcuno ha definito «esperti di emergenza». Sarà perché si attende con ansia l'arrivo dei moduli per le scuole e che se ne sta occupando l'affidabile Emilia Romagna. Ma a Caldarola, nonostante tutto, la c'è ancora fiducia. 

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