«La prima scossa di terremoto mi ha salvato la vita. Ho paura ma non abbandono Camerino»

A parlare in un'intervista è Laura Paparini, studentessa dell'Unicam, scampata al terremoto del 26 ottobre, quando la scossa delle 21:18 ha fatto crollare il campanile della chiesa di Santa Maria sulla sua casa

Laura Paparini, scampata al crollo del campanile della chiesa di Camerino

«Ricordo bene. Stavo andando dalla cucina al bagno quando ho sentito tremare tutto, ho visto muoversi il lampadario e i muri. Ho capito che era il terremoto e sono fuggita. Pochi minuti dopo sono tornata dentro, giusto il tempo di prendere la borsa e un giubbetto. Poi sono andata in centro per unirmi alle mie due coinquiline e con loro sono risalita a casa, questa volta per prendere delle coperte e un po’ di cose per la notte. Saranno state le 20:45». Esattamente 33 minuti prima della seconda scossa di terremoto di magnitudo 5.9, quella che ha provocato il crollo del campanile della chiesta di Santa Maria in Via a Camerino (GUARDA IL VIDEO DELLA DIRETTA), devastando l’appartamento di fronte. Proprio la casa dove alle 20:45 era tornata per la seconda e, per fortuna, ultima volta Laura Paparini, la 23enne di Civitanova Marche e studentessa al CTF (Corso di laurea in chimica e tecnologie farmaceutiche) di Camerino, sopravvissuta al terremoto che lo scorso 26 ottobre ha devastato la cittadina universitaria della provincia maceratese. Laura è viva perché dopo la prima scossa, quella delle 19:11 di magnitudo 5.2, non se l’è sentita di restare in casa.

«La prima scossa mi ha salvato la vita. La paura mi ha salvato la vita. Se non ci fosse stata la prima botta, quella sera sarei rimasta in casa, in camera mia».

Già, la camera da letto di Laura, che dava proprio sulla facciata della chiesa di Santa Maria in via Cesare Battisti, quella sera si sarebbe potuta trasformare in una tomba. Sventrata dall’impatto del campanile crollato, è stata poi trovata ridotta ad un cumulo di polvere quando sabato scorso la studentessa civitanovese, accompagnata dai vigili del fuoco, è tornata lì per cercare di recuperare qualche oggetto personale. «E’ stata la prima volta che ho visto la mia stanza dal vivo dopo essere andata via. Mi ha fatto un effetto terribile. Sono salita con la scala del mezzo dei pompieri per entrare ma non l’ho fatto. Non aveva senso. Non c’era più niente, non vedevo più nemmeno il letto. Zero. In un angolo c’era l’armadio ma non si poteva raggiungere». Per fortuna Laura non era in casa alle 21:18 del 26 ottobre perché, dopo il primo avvertimento esploso dalle viscere della terra sotto i Sibillini, aveva già maturato l’idea di dormire in macchina. Per questo era tornata a prendere delle coperte. «Dopo aver preso il necessario per la notte, siamo andate in una pizzeria a prendere un po’ di pezzi, da mangiare dopo esserci allontanate dal centro cittadino. Ci siamo messe in auto ma non abbiamo avuto nemmeno il tempo di fare 10 metri che è arrivata di nuovo. Ha iniziato a tremare tutto. Urlavamo dal terrore. Era saltata la luce dappertutto. Io e un’altra ragazza siamo scese. Tremava tutto sotto di noi mentre sentivamo la gente che gridava e correva per le strade in preda al panico. Poi ci è arrivata una telefonata di due altre ragazze che abitano nello stesso nostro palazzo per dirci che un pezzo di casa era crollato. Abbiamo capito la gravità di quello che stava accadendo. Non potevamo più restare lì, così ci siamo rimesse in macchina e siamo tornate a Civitanova Marche».

Ora Laura, come tanti altri studenti Unicam, deve fare i conti con il terrore di ricominciare come se nulla fosse. La città e l’università di Camerino, in parte, è anche nelle loro mani. Degli studenti che, a quanto pare, non volteranno le spalle alla loro facoltà, alla loro città universitaria, al loro futuro di dottore. Dal consiglio di studenti fanno sapere che non ci pensano nemmeno ad abbandonare gli studi e il rettore Flavio Corradini ha detto che «la situazione è critica e c’è un clima di assoluta incertezza, ma non dobbiamo lasciare Camerino perché il commercio vive grazie a noi, sarebbe la fine di tutto. Sposteremo le attività didattiche fuori città solo se sarà necessario e per un breve periodo». Dunque insieme, università e studenti, si potrà ripartire. Ci sarà anche Laura Paparini:

Sarà un momento molto duro, ma piano piano ci riprenderemo, si ripartirà, si deve ripartire perché lo studio comunque non può fermarsi deve ripartire adesso sarà difficile. Adesso guardo le foto e le immagini in televisione e mi sfiora il pensiero che, se non fossimo uscite di casa, avremmo anche potuto non raccontarla. Ma è andata bene. Ho riabbracciato i miei genitori, che mi hanno detto di non preoccuparmi, di non pensarci perché l’importante è che ora io sia qui. Ma tornerò a Camerino. Torno presto.

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