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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Terremoto ad Arquata del Tronto, spazzate via le case ma non la burocrazia

Tra le rovine dell'Appennino devastato dal sisma si affronta anche l'insensatezza: coperte rimandate indietro perché non sterilizzate e imbustate. E Nas a controllare le cucine da campo

Donazioni respinte dalla Protezione Civile e Nas alle cucine da campo: la burocrazia non si fa da parte nemmeno in piena emergenza. (La replica a questo articolo). Come non fossero già abbastanza difficoltose le operazioni di tutti i corpi al lavoro tra le macerie, fatte di turni lunghi e riposi con il contagocce, mentre la terra contina a tremare, a complicare ancora di più la situazione ci pensa la giungla di leggi italiane. Norme, direttive, comunicazioni interne, note o meno note, da sempre additate e combattute nei propositi ma in realtà proliferate come metastasi inarrestabili e senza controllo. Così anche nei campi di Arquata del Tronto, Accumoli e Amatrice. Dove il terremoto ha spazzato via le case ma non la cieca, e spesso illogica osservanza, da parte del burocrate di turno, della norma costi quel che costi. 

Quella stessa mancanza di senso che ha impedito ai volontari di accettare coperte e vestiario portati a cavallo della solidarietà dei cittadini comuni solo perché non nuovi o sterilizzati e imbustati da apposita lavanderia certificata, secondo la normativa vigente, mentre a pochi metri c'erano sfollati infreddoliti dalle minime notturne dell'Appennino (anche 8 gradi nei giorni scorsi) e da una fuga dalla morte messa a segno anche senza scarpe. Che si fa? Il ritorno alla normalità passa anche per l'aggiramento della norma. Sono tanti i volontari che dicono no e faccio ciò che ritengono più giusto. Ti serve una coperta? Eccoti una coperta. Oppure, anziché respingere i furgoni carichi di materiale, indicano agli autisti le famiglie che ne hanno bisogno. Poi i cittadini fanno da soli. Il tutto, ovviamemente, sottobanco e lontano dagli occhi dei responsabili.

Si lavora duro ai campi. A Pescara del Tronto la cucina da campo è arrivata a sfornare fino a 600 pasti mentre sarebbe tarata solo per 200. Come? Grazie a turni doppi, anche tripli, che consentono di tenere aperto dalle 5 di mattina fino all'1.30. I primi giorni sono stati i difficili. Quando i volontari tornavano dalle fatiche degli scavi e delle ricerche avevano poco cibo a disposizione. Poi la generosità di una ditta di ortofrutta, che ha messo a disposizione magazzino, muletto ma soprattutto merce in quantità, e la dedizione dei volontari hanno permesso di rifocillare aiutati e aiutanti. Un intero container di scatolame è stato fatto spostare. Il che magari può essere giusto, doveroso e a tutela della salute in tempi di normalità. Là sull'Appennino devastato dal sisma appare davvero fuori luogo.

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