Chi ha ucciso la sensuale Carmen? C’è Csi sul palco, è il trionfo è delle donne

Ambientazione da fiction poliziesca e qualche pecca da correggere ma alla fine la promozione degli applausi arriva. Un’opera moderna per riflettere di attualità

Hibel, Caramia, Lebel, Rinaldi e Solodkyy

Il trionfo delle donne al Pergolesi per la prima della Carmen, ieri sera, ultimo appuntamento della 52esima stagione lirica jesina. Gli applausi più convinti se li aggiudicano la soprano Anna Bordignon (Micaela) e Beatrice Venezi, direttrice d’orchestra (una rarità sul podio) innovativa e già inserita da Forbes, nel 2018, nell’elenco dei 100 giovani Under 30 leader del futuro. Un gradino sotto ci sono Mirca Rosciani, per l’ottima prova del coro del Teatro della Fortuna di Fano da lei diretto, e la canadese Mireille Lebel. I fari erano tutti puntati su di lei al suo debutto in Italia nei panni (sottoveste) di una Carmen moderna che a tratti può non piacere. Non lei, scatenata sul palco e piena di energica sensualità, in pieno nel personaggio che interpreta. Quanto più per la regia di Paul-Émile Fourny, del quale nel 2016 abbiamo apprezzato il dittico “Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci”. C’è confusione all’inizio sulla scena del crimine che non ricorda, se non per l’impermeabile di Josè (il bravo Enrico Casari), una “serie poliziesca ambientata negli anni 50/60” come annunciato dal regista, ma una puntata di Csi New York. E perché far impasticcare la maestra che accompagna i bambini del coro iniziale? Andando avanti la rappresentazione cresce anche se si fatica, davanti alle ancheggianti Carmen, Mercedes e Frasquita (Martina Rinaldi e Margherita Hibel), a non andare con la mente a quegli stacchetti di danza che si vedono in certi spettacoli televisivi del sabato sera.

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Eppure questa Carmen concede vette davvero notevoli. Una su tutte, la premonizione con la quale José vede in anticipo la morte di Carmen: flashforward di stampo cinematografico, sottolineato da un lampo di luce bianca che ferma la scena, la sottolinea e atterrisce come un’emozione. Piaciute anche le scene: una ricostruzione del Teatro Moriconi di Jesi, citato anche nei dialoghi parlati (previsti nella versione originaria). E poi c’è il grande merito di portare lo spettatore alla riflessione al cospetto dei fluenti capelli rossi (non è mora come la classica gitana, questa Carmen), proprio come i suoi stivali che rimandano al simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Quanto è di attualità la vicenda di una donna uccisa dall’uomo che diceva di amarla? Della gelosia che diventa possesso e sfocia nel delitto? Tanto attuale, purtroppo. Alla fine dei conti arriva una promozione fatta di applausi per gli interpreti, da parte di un Pergolesi tutto sommato soddisfatto. Questa Carmen, dopo le date di Jesi, andrà in scena tra gennaio e febbraio 2020 nei teatri di Fano, Ascoli Piceno e Fermo. Intanto per domani, domenica 22 dicembre alle ore 16, è prevista la replica mentre per la Fondazione Pergolesi Spontini è tempo di bilanci: la stagione lirica, dicono, ha registrato circa 11 mila spettatori di cui il 32% di under 26.

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