Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca Osimo

Affida la tabaccheria a figlia e genero per andare in ferie ma sparisce l’incasso: a processo

Un 48enne è accusato di appropriazione indebita e indebito utilizzo di carte di credito. Si sarebbe accreditato quasi 2mila euro. L’imputato: «Era un debito che mi doveva»

OSIMO - Era andata in ferie due settimane, lasciando la tabaccheria aperta alla figlia e al suo futuro marito. Tornata dopo due settimane non aveva trovato tutto l’incasso che portava dagli scontrini e dal circuito dei pagamenti con moneta elettronica. La proprietaria, una 71enne, ha pensato ci fosse stata una anomalia nel sistema, quello usato per le ricariche postepay, il pagamento dei bollettini, bolli auto. Da quel momento in poi allora la tabaccaia si è presa l'impegno di registrare ogni operazione giornalmente per scoprire se c'erano anomalie nel sistema. Così ha scoperto che il genero (la figlia poi si era sposata) si era addebitato di una somma, 818 euro, sulla propria postepay. Era il 26 ottobre del 2019, a due giorni dalle nozze della figlia, Il negozio era chiuso nell'orario in cui era stata fatta l'operazione perché la tabaccaia era andata dal parrucchiere. Ha accusato il genero, un 48enne maceratese, perché l'addebito era finito ad un titolare di carta prepagata con il suo codice fiscale. Sporta denuncia ai carabinieri l’uomo è finito a processo davanti alla giudice Paola Moscaroli per appropriazione indebita e indebito utilizzo di carta di credito.

Oltre alla ricarica l'imputato infatti avrebbe usato la carta di credito della suocera per 4 acquisti di elettronica online, fatti tramite un account del padre, una spesa di quasi 900 euro consumata tra dicembre 2019 e gennaio 2020. Ieri in tribunale hanno testimoniato la vittima, parte civile con l'avvocato Alessandro Calogiuri, e l'imputato, difeso dall’avvocato Andrea Tassi. «Dopo il primo ammanco mi ha fatto credere che forse si erano introdotti dei ladri - ha detto la tabaccaia - perché nella palazzina c’erano dei lavori di ristrutturazione e avevamo le impalcature attorno ma non c'erano segni di effrazione». Il 48enne ha sostenuto che «erano soldi anticipati da me per comprare stecche di sigarette, gratta e vinci commissionati che avevo acquistato per la tabaccheria e che non mi aveva mai ridato». Dovendo pagare il pranzo di nozze, che ci sarebbe stato da lì a due giorni, l’imputato aveva bisogno di riscuotere il debito. L'accredito lo avrebbe fatto la figlia su autorizzazione della madre. «Le aveva dato le chiavi - ha sostenuto il 48enne - per andare in tabaccheria e farmi l’accredito. Sempre la figlia è stata l’autrice delle spese con carta di credito. Ha usato un account che avevo per mio padre ma ha acquistato un tablet per lei». La figlia sarà sentita alla prossima udienza, su richiesta della giudice, il 7 novembre.

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