Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Stuprò la compagna sotto la minaccia di un coltello, condannato a 10 anni

La violentò in casa sotto la minaccia di un coltello. Così è arrivato a sfogare la sua gelosia dopo appena 3 mesi di convivenza con una donna dell'hinterland anconetano. E così è arrivata la sentenza del collegio

Un'aula di tribunale

Per mesi ha insultato e picchiato la sua compagna, sfogando su di lei una gelosia malata. Una follia sfociata in uno stupro brutale, avvenuto tra le mura di casa e sotto la minaccia di un coltello. Per lui, un 48enne originario del Sud Italia, il collegio di Ancona, presieduto dal giudice Andrea Ausili, ha sentenziato una condanna a 10 anni di reclusione per i reati di violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Una decisione anche superiore a quella auspicata dal pm Marco Pucilli, che al termine della sua requisitoria aveva chiesto una condanna a 9 anni. 

E così ieri al quinto piano del tribunale di Ancona, i giudici di primo grado hanno messo un punto all’incubo vissuto da un’infermiera 40enne dell’hinterland anconetano. I fatti risalgono agli ultimi mesi del 2015, dopo quell’estate in cui i due si erano conosciuti e piaciuti. Tanto da allacciare una relazione già da settembre quando la donna, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Iacopo Casini Ropa (in foto), aveva deciso di accoglierlo in casa sua per dare il via ad una convivenza. Ma non ci è voluto molto perché quell’idillio amoroso si trasformasse in un rapporto morboso, che poi è diventato paranoia, poi sottomissione e infine violenza. Bastava una cena fuori con i parenti o il messaggio di un ex per far scattare l’ira dell’uomo. Lui che, mentendo, si era presentato come tutto di un pezzo: un militare che aveva fatto missioni all’estero, millantando conoscenze tra gli altri vertici delle Forze dell’Ordine e dei Servizi Segreti italiani. Tutto falso. Menzogne che forse servivano al 48enne per porsi ad un livello di superiorità nei confronti della donna. Quella superiorità che l’ha soggiogata fino a dicembre, quando ormai la donna si era “abituata” ad un rapporto del terrore. Secondo quanto ricostruito dalla pubblica accusa ci sono state due occasioni in cui il 48enne, al termine di  giorni di pesanti litigi, ha perso la testa. Ha preso in mano unIacopo Casini Ropa-2 coltello e minacciandola di morte, l’avrebbe trascinata di peso in camera da letto, le ha strappato i vestiti, le ha sfilato gli indumenti intimi e l’ha costretta a subire due rapporti sessuali in due distinti giorni. Il secondo episodio è avvenuto quando ancora la donna doveva rendersi conto di quanto accaduto la prima volta. Segni indelebili per la vittima, che prima era stata colpita con pugni, schiaffi e calci. E poi quei messaggi, quando lui temeva di perderla: "Tanto non mi sfuggi" e "Non sei nessuno senza di me". Mentre lui la controllava in maniera ossessiva, anche all’ospedale dove lavorava. Costringendola ad allontanarsi da parenti ed amici. Gli stessi che hanno testimoniato a processo, raccontando di quando avevano raccolto gli sfoghi della donna che, in primo momento aveva raccontato le bugie più banali come “Sono cascata per le scale”, per poi sfogare quel dolore fatto di paura e mortificazione. 

LA DIFESA. «Questo processo è affogato nelle bugie» ha commentato l’avvocato difensore Stefano Radovani. Secondo la difesa infatti non ci sono prove delle violenze sessuali. Tanto per cominciare non ci sono referti medici che testimonino le lesioni delle violenze carnali e tutto il processo si sarebbe basato sulle dichiarazioni della vittima e di alcuni suoi conoscenti che hanno ascoltato la parola di lei. Fatti rilevanti a fini processuali che, sempre secondo la difesa, rendono ancora più incomprensibile una sentenza tanto netta.

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