Strage di Milano, mobilitazione degli avvocati anconetani: «Ora controllateci tutti»

L'appello degli avvocati anconetani sembra trovare una sponda da parte della procura tramite la facente funzioni di capo procuratore Irene Bilotta, già intenzionata a muoversi in tal senso con delle modifiche alla sicurezza interna

Il presidente degli avvocati anconetani Giampiero Paoli

«Tra le proposte che discuteremo nel prossimo consiglio dell’Ordine per il miglioramento della sicurezza all'interno del Palazzo di Giustizia c'è quella di chiedere l'introduzione di due corridoi con metal detector, così da garantire la sicurezza senza creare file e disagi all’ingresso». Parla così il presidente dell’ordine degli avvocati di Ancona Giampiero Paoli, all’indomani della strage compiuta da Claudio Giardiello al palazzo di giustizia di Milano, dove sono morte 3 persone. Paoli dunque vede l'introduzione di un secondo metal detector all'ingresso, uno per gli addetti ai lavori e uno per tutti gli altri, così da controllare tutti senza creare file.

Sotto choc il mondo della giustizia tutto, lo è anche quello di Ancona dove si ha ancora memoria di fatti di sangue come quello di 30 anni fa, quando il tribunale dorico era temporaneamente sito alle Palombare e una bomba causò la perdita di due dita al Presidente Vittorio Liberatore, ferendo anche un avvocato. E se la sicurezza è un diritto, lo è ancora di più in un palazzo di giustizia, dove magistrati e avvocati ogni giorno svolgono quella che lo stesso Paoli ha definito una missione e dove è impensabile che la vendetta possa sconfessare la “giustizia giusta”, fatta di processi scrupolosi e di un serio contraddittorio. «Chiediamo maggiori tutele alla sicurezza e più controlli al piano terra  - ha proseguito Paoli - Per quanto riguarda l’ultimo piano, si facciano vedere i carabinieri vicino alle udienze penali. Non li vediamo più ultimamente». Un appello, quello di Paoli, che sembra trovare una sponda da parte della facente funzioni di procuratore capo Irene Bilotta, che ha detto: «Chiederò più personale delle forze di polizia e forse cambieranno le modalità dei controlli rendendole più incisive e più scrupolose, anche a costo di rallentare l’accesso del pubblico al palazzo di giustizia». Poi Paoli ricorda anche Fernando Ciampi, il giudice 70enne ucciso nel suo studio: «Una persona molto seria, rigorosa, preparata, estremamente qualificata in materia societaria e fallimentare. Io lo conobbi quando trattai con lui alcuni casi fallimenti societari».

L’ASSEMBLEA. Fatto sta che stamattina le toghe anconetane si sono riunite al 5° piano del palazzaccio dove alcuni hanno affrontato non solo il tema sicurezza, ma anche il fatto che episodi del genere siano anche figli di una cultura della delegittimazione delle procure e del ruolo di avvocato, fondamentale per un Paese che esibisca con orgoglio la patente di “Stato di diritto”. Tra i legali ha parlato Fernando Piazzolla che, richiamando la filosofa Hannah Harendt, ha parlato di banalità del male: «Non ci si rende conto del ruolo che abbiamo, che è  essenza della democrazia. La lezione da imparare è che da una parte dobbiamo pretendere più sicurezza, ma dobbiamo anche renderci conto che noi siamo i protagonisti di quanto succede nelle aule giustizia, che svolgiamo il nostro lavoro con orgoglio». Presente anche Gianni Marasca che invita a guardare al problema generale: «Quello della sicurezza è un problema globale. Non giustifichiamo un gesto così rifacendoci al disagio sociale perché non tutti quelli che si sentono vittime della giustizia ammazzano avvocati e magistrati. Recuperiamo il senso e chiamiamolo col il suo nome: atto criminale».

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