Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Il pompiere tra gli imputati: «La ricerca della verità è una cosa giusta da fare ma rimane il dispiacere per quei ragazzi»

Rodolfo Milani ha rotto il silenzio dopo la sentenza del processo bis sulla strage di Corinaldo. È stato assolto dalle accuse di omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Gli avvocati Magistrelli e Lucchetti: «Caduta la pretesa di addebitare una incompletezza alle morti»

ANCONA - «E' una tragedia che ha colpito tutti, anche noi. Non abbiamo mai parlato ma il dispiacere è stato sempre tanto grande. La ricerca della verità è una cosa giusta da fare, oggi si è conclusa una prima fase ma rimane il dispiacere per quei ragazzi». Così il vigile del fuoco Rodolfo Milani ieri ha rotto il silenzio e ha parlato rilasciando un commento dopo la sentenza di primo grado per il processo bis sulla strage di Corinaldo. Il pompiere faceva parte della commissione di pubblico spettacolo che autorizzò l’apertura della discoteca dove morirono sei persone la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018. È stato assolto dalle accuse più gravi, l’omicidio colposo plurimo e il disastro colposo. Il fatto non sussiste per la giudice Francesca Pizii.

Condannato ad un anno e due mesi per falso in atto pubblico, con pena sospesa per i benefici di legge. La difesa di Milani, rappresentata dagli avvocati Marina Magistrelli e Alessandro Lucchetti, ha sottolineato come «risulta accertata dal giudice una responsabilità per quello che riguarda una incompletezza amministrativa perché l'ipotesi di falso è questa, quella che invece cade completamente è la pretesa di addebitare una qualsivoglia connessione casuale tra tutto questo e le tragiche morti che ci sono state».

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