Strage di Corinaldo, la fisioterapista che curò gratis 72 giovani: «Mi sentivo la loro mamma»

A un anno dalla tragedia, il ricordo di Francesca Vitali che aprì le porte del suo centro agli adolescenti feriti nel maledetto crollo alla Lanterna Azzurra

La fisioterapista Francesca Vitali

«Ho ancora in mente i loro volti, come fossero qui davanti a me. Ricordo lo sgomento, le lacrime, il desiderio di un abbraccio. Non stava a me curare il loro aspetto psicologico, ma ho provato a fare anche quello, insieme alla riabilitazione».

E’ passato un anno, ma è come se il tempo si fosse fermato a quella notte maledetta quando la Lanterna Azzurra si è trasformata in un inferno di urla strazianti, sangue e dolore. Una serata in discoteca finita in tragedia, sei vite spezzate, quella di una giovane mamma e cinque adolescenti. Francesca Vitali, fisiatra e fisioterapista, sin dal giorno dopo decise di aprire le porte del suo centro di Corinaldo ai ragazzi feriti. A costo zero. Un gesto di grande umanità, sgorgato dal dolore per un dramma che ha toccato tutti da vicino.

«Nel mio piccolo ho assistito 72 giovani, per un mese intero - racconta -. Poi, quando mi hanno accusato di volermi fare solo pubblicità e qualcuno è arrivato a minacciarmi, ho chiesto che non venisse più fatto il mio nome da nessuna parte e ho continuato a seguire chi ne aveva bisogno, finché ho potuto. L’ho fatto con il cuore e a mie spese perché quei ragazzi erano come miei figli: mi hanno dato tanto, una lezione di vita così forte che ci piango ancora. E lo rifarei mille volte».

Francesca curava le ferite del corpo e dell’anima, indistintamente, senza sosta. «Ho sentito tanti racconti, mi facevano vedere i video di quella serata, in lacrime. Ho cercato di strappare a tutti un sorriso, mi sentivo la loro mamma. La testimonianza più scioccante è stata quella di una ragazzina di 16 anni che quella sera lavorava al guardaroba. Non riusciva a perdonarsi. Mi diceva: «Ti rendi conto che fuori c’erano i morti e io dovevo continuare a fare i biglietti?». Tutti raccontavano le stesse immagini, lo stesso dolore. Dimenticare è impossibile, spero che il tempo aiuterà questi giovani a rimuovere il trauma vissuto. Io ne esco orgogliosa e vincente - sospira Francesca -. Non ho ricevuto un grazie dalle autorità né dai colleghi, bensì insulti e qualche minaccia. Solo perché ho fatto quello che avrebbero dovuto fare tutti: aiutare i miei concittadini». 

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