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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Corinaldo

Strage di Corinaldo, la fisioterapista che curò gratis 72 giovani: «Mi sentivo la loro mamma»

A un anno dalla tragedia, il ricordo di Francesca Vitali che aprì le porte del suo centro agli adolescenti feriti nel maledetto crollo alla Lanterna Azzurra

«Ho ancora in mente i loro volti, come fossero qui davanti a me. Ricordo lo sgomento, le lacrime, il desiderio di un abbraccio. Non stava a me curare il loro aspetto psicologico, ma ho provato a fare anche quello, insieme alla riabilitazione».

E’ passato un anno, ma è come se il tempo si fosse fermato a quella notte maledetta quando la Lanterna Azzurra si è trasformata in un inferno di urla strazianti, sangue e dolore. Una serata in discoteca finita in tragedia, sei vite spezzate, quella di una giovane mamma e cinque adolescenti. Francesca Vitali, fisiatra e fisioterapista, sin dal giorno dopo decise di aprire le porte del suo centro di Corinaldo ai ragazzi feriti. A costo zero. Un gesto di grande umanità, sgorgato dal dolore per un dramma che ha toccato tutti da vicino.

«Nel mio piccolo ho assistito 72 giovani, per un mese intero - racconta -. Poi, quando mi hanno accusato di volermi fare solo pubblicità e qualcuno è arrivato a minacciarmi, ho chiesto che non venisse più fatto il mio nome da nessuna parte e ho continuato a seguire chi ne aveva bisogno, finché ho potuto. L’ho fatto con il cuore e a mie spese perché quei ragazzi erano come miei figli: mi hanno dato tanto, una lezione di vita così forte che ci piango ancora. E lo rifarei mille volte».

Francesca curava le ferite del corpo e dell’anima, indistintamente, senza sosta. «Ho sentito tanti racconti, mi facevano vedere i video di quella serata, in lacrime. Ho cercato di strappare a tutti un sorriso, mi sentivo la loro mamma. La testimonianza più scioccante è stata quella di una ragazzina di 16 anni che quella sera lavorava al guardaroba. Non riusciva a perdonarsi. Mi diceva: «Ti rendi conto che fuori c’erano i morti e io dovevo continuare a fare i biglietti?». Tutti raccontavano le stesse immagini, lo stesso dolore. Dimenticare è impossibile, spero che il tempo aiuterà questi giovani a rimuovere il trauma vissuto. Io ne esco orgogliosa e vincente - sospira Francesca -. Non ho ricevuto un grazie dalle autorità né dai colleghi, bensì insulti e qualche minaccia. Solo perché ho fatto quello che avrebbero dovuto fare tutti: aiutare i miei concittadini». 

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