A Corinaldo rischiò di morire, Nicolas eroe a 17 anni: «Così ho salvato una ragazza»

Il drammatico racconto dell'adolescente rimasto ferito nella calca: «Le ho fatto la respirazione bocca a bocca come ci avevano insegnato a scuola: una liberazione sapere che è viva»

Nicolas Barucca, uno dei feriti della strage di Corinaldo

«E’ passato un anno, ma sembra ieri. Mi sono ritrovato sotto quell’ammasso di gente e lì ho capito quanto vale la vita: è un dono, bisogna viverla sempre». 

Nicolas Barucca aveva solo 17 anni quando ha visto la morte in faccia. Poteva essere una vittima, è diventato eroe per caso. Qualcuno l’ha tirato fuori da quella bolgia in cui era rimasto intrappolato. Poi lui stesso ha soccorso altri coetanei, schiacciati dalla calca, dopo il crollo della balaustra sul retro del Lanterna Azzurra.

«Sfera mi piace come cantante, ma non è un mio idolo: ho seguito gli amici, eravamo un bel gruppetto - ricorda -. Verso mezzanotte abbiamo sentito un odore fastidioso, sembrava peperoncino. Poi la gente ha cominciato a correre. Noi siamo andati sull’uscita che dà sui giardini. Ho messo un piede sul gradino ed è venuto giù tutto. Fossi uscito 5 secondi prima, mi sarei salvato. Sono caduto sopra alcune persone, coinvolte nel crollo. Altre mi sono venute addosso. Sono rimasto schiacciato lì sotto, non so per quanto, 5-6 minuti forse. Non riuscivo a muovermi, sentivo gente urlare e chiedere aiuto. Ho avuto paura di morire. Mi dicevo: no, non devi nemmeno pensarci, resisti. Fino a che qualcuno dall’alto mi ha tirato fuori». 

In quel preciso istante Nicolas ha realizzato l’entità della tragedia. E ha capito che ora toccava a lui salvare gli altri. «C’era una ragazza svenuta, io e un mio amico l’abbiamo presa, ho provato a farle la respirazione bocca a bocca come ci hanno insegnato a scuola - racconta -. Si è mossa, poi un buttafuori l’ha portata via, verso l’ambulanza. Non è tra le vittime e quando l’ho saputo è stata una liberazione. In quei momenti non mi rendevo conto di come stessi: pensavo solo a tirar fuori le persone. Soltanto dopo mi sono reso conto di non sentirmi bene. I miei amici mi hanno trascinato fino all’ambulanza, poi all’ospedale». Per via della compressione prolungata, Nicolas ha subito un trauma agli occhi. Ricominciare è stata dura, la mente è ferma lì, all’8 dicembre di un anno fa. «In quella notte ho perso Asia, una mia amica. Ho capito quanto sono fortunato ad essere ancora in vita». 

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