Strage in discoteca, l’ultimo viaggio di Emma: «Il mio cuore si è spezzato con il tuo»

Il funerale della 14enne Emma Fabini, morta nella strage di Corinaldo, ha aperto i rituali più dolorosi per la città colpita da tre lutti

La bara di Emma Fabini

Per Emma è stato l’ultimo viaggio, per Senigallia il primo degli addii alle sue tre vittime della Lanterna Azzurra. Pioveva giovedì mattina sul sagrato della parrocchia di Santa Maria della neve - Portone, il carro funebre con la salma di Emma Fabini, la più giovane delle vittime insieme ad Asia Nasoni (14 anni), era atteso per le 11,30 ma è arrivato mezz’ora prima. Alcuni degli amici di Emma erano già là, tra loro anche quelli che l’avevano accompagnata quella sera in discoteca e che oggi portano ancora i segni visibili dell’inferno: stampelle, piedi ingessati, collari, ma soprattutto occhi lucidi e ancora increduli. Su un tabellone del piazzale erano affissi manifesti di cordoglio, tra cui quello dei colleghi di papà Fazio e del liceo classico “Giulio Perticari”, che la ragazza frequentava come alunna modello.

L’area esterna era presidiata da pattuglie di carabinieri e vigili urbani per impedire che i furgoni delle troupe televisive invadessero piazza della Vittoria. Davanti al sagrato c’era una schiera di operatori televisivi con le rispettive telecamere, nessuno di loro ha violato l’intimità chiesta dalla famiglia entrando in chiesa. Quando è arrivata la bara di legno bianco, la navata era gremita, ma col passare dei minuti non è più riuscita a contenere i presenti, alcuni dei quali hanno seguito il rito assiepati sul sagrato. In chiesa c’erano anche i sindaci in rappresentanza di due delle comunità colpite dal lutto: Senigallia con Maurizio Mangialardi, in piedi in fondo alla navata e Corinaldo con Matteo Principi. Nessuna dichiarazione, solo vicinanza. La bara ha aspettato oltre 20 minuti poggiata sul catafalco davanti all’altare e mentre il coro intonava il “Dolce sentire” un papà accarezzava la guancia della figlia, altri trattenevano a stento le lacrime, quasi tutti si chiedevano come è stato possibile che per la piccola Emma tutto sia finito così.

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Alle 11,30 don Paolo Gasperini ha dato inizio al rito e tutto si è svolto con la massima sobrietà. Intorno al feretro c’erano mazzi di fiori bianchi, ai piedi un cuscinetto. «Preghiamo che il ricordo del tuo sorriso, della tua musica e della tua amicizia possa dare ai tuoi familiari la forza di andare avanti» ha detto dal pulpito un’amica di Emma accennando a quella sua passione per la danza. Poi è stata la volta di una piccola parente: «Mia cara e dolce Emma, il mio cuore si è spezzato con il tuo, ti vorrò sempre bene». In chiesa c’erano anche gli operatori della Croce Rossa e alcuni volontari della Protezione Civile di Senigallia ma anche rappresentanti di polizia e carabinieri come a ricordare, con la sola presenza, che su quella serata maledetta la giustizia sta facendo il suo corso. Alle 12,40 Emma è salita di nuovo su quell’automobile scura, coperta da una corona di fiori donata da mamma e papà. 
 

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