Paolo ricorda Eleonora, amorevole leader della loro famiglia: «Provo ad andare avanti, ma è cambiato tutto»

Maledetta quella notte in cui arrivò la morte a portarsela via, quando Eleonora Girolimini sacrificò la propria vita per salvare la figlia. Oggi, ad un anno dalla strage di Corinaldo, parla di lei il marito Paolo Curi

A sinistra Paolo Curi e a destra Eleonora Girolimini

Prima c’era leI a proporre sempre qualcosa di bello da fare tutti insieme, sfornava dolci fatti in casa, la mattina si svegliava per preparare i bambini e farsi i capelli con loro. Se qualcuno della famiglia era preoccupato o si “chiudeva” in sé per una qualche paura, lei era sempre capace di trasformarsi in un'eroina che, come nelle fiabe più belle, resta imperturbabile e immune alle avversità, per diventare quella donna premurosa capace di rassicurare chiunque con un tenerissimo sorriso. «Non ti preoccupare amore, tutto si può risolvere, solo la morte non ha rimedio» diceva sempre. Era per lei un motto. Ma maledetta quella notte in cui arrivò proprio la morte a portarsela via, un anno fa a Corinaldo, quando Eleonora Girolimini sacrificò la propria vita per salvare la figlia 12enne, con cui era andata alla discoteca Lanterna Azzurra, nella speranza di assistere ad un concerto del trapper Sfera Ebbasta. Sono finite in mezzo alla folla e lei urlava: «C’è la piccola! C'è la piccola!». Cercava di farsi spazio con il suo corpo per far sì che il suo amore non restasse schiacciato, poi è caduta più in basso, in mezzo alla calca. Ha protetto sua figlia fino all'ultimo istante, poi a rimanere schiacciata da un fiume umano carico di panico è stata lei: madre coraggio. "Schiacciata" perché poi, le perizie parleranno di asfissia da schiacciamento, in una follia generata da 6 ragazzi, il cui unico scopo nella vita era rubare collanine per tirar su 15 mila euro al mese da spartire in 7. Fermati in meno di un anno di indagini dai militari del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Ancona, guidati dal comandante provinciale Cristian Carrozza. E per fortuna visto che lo avevano già fatto e avrebbero continuatoa farlo, come un'altra banda lo aveva fatto a Torino, nel "salotto" di piazza San Carlo trasformato in un incubo. 

«Purtroppo è cambiato tutto - racconta il marito Paolo Curi nel giorno del primo anniversario della “Strage di Corinaldo” - Avevamo costruito questo casolare in campagna con tanto sacrificio, dove vivevamo con i nostri 4 figli, dove coltivavamo il nostro orto biologico, ci prendevamo cura del frutteto, c’era un oliveto. Ma di recente ho dovuto affittarlo per andare a vivere in città, a Senigallia, l’ho messo in affitto e con quei soldi mi pago la casa dove vivo da un paio di mesi. Ho provato a stare nel casolare, ma non ce l’ho fatta. Sopravviviamo, ma non è più come prima. La vita di oggi non è neppure la metà di quella che era prima». 

E’ incommensurabile il vuoto lasciato da Eleonora. «Ma Eleonora era sempre attiva, amava studiare, leggeva, guardava film in versione originale per tenere in allenamento le diverse lingue che conosceva, non l’ho mai vista una volta ferma, doveva sempre fare qualcosa di costruttivo, sempre qualcosa di didattico. E poi in casa preparava tanti dolci, stava sempre dietro i nostri figli e poi quanto amava il nostro casolare». 

Quel casolare era stato un sogno di Paolo ed Eleonora.

«Lei era anche una pratica, raccoglieva le olive, figurati che aveva anche imparato da poco a montare il cartongesso, in quella casa tutto era stato montato da lei, dalle mensole a…Lei era il leader che trascinava tutti noi, sempre positiva. C’era qualcosa che ci spaventava? Ci diceva “non ti preoccupare, tutto si risolve, era il suo mantra, diceva che solo la morte non aveva rimedio. Eh, proprio la morte ha incontrato lei»

La morte è arrivata quella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, in quella che, con una certa rabbia, si fa fatica a chiamare discoteca. Un ricordo troppo vicino e potente per poter pensare che sia finita. «Ultimamente pareva andasse meglio, i ricordi tornano sempre, ma bisogna andare avanti per forza. Per fortuna ho tanto da fare con i bambini, ho poco tempo per crogiolarmi nel dolore. Con loro va bene, parliamo molto. I gemelli per i primi mesi si svegliavano tutte notti chiedendo della mamma, oggi va un po’ meglio, ma ho l’impressione che qualcosa sia cambiato nei loro occhi».

Quello di Paolo, che con forza d’animo, porta avanti una casa, un lavoro e 4 figli che hanno un disperato bisogno di lui, è anche la sofferenza di un’intera comunità, dove tutti, o quasi, hanno un parente, un amico o un conoscente che in qualche modo è rimasto choccato da una notte dove, oltre Eleonora, sono morti 5 ragazzi (Asia Nasoni, 14 anni, di Marotta, Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia; Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia; Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano; Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone) e ne sono rimasti feriti oltre 200.

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«Oggi voglio solo che venga fatta giustizia, anche perché finché ci sarà un processo, non riuscirò a mettere da parte tutto questo. So che Eleonora da lassù vorrebbe solo vederci felici, vorrebbe che io tenga per me i ricordi felici di noi 2, ma non ci riesco. Vorrei arrivare un giorno, con la mente, ad accettare tutto questo, però purtroppo il dato di fatto è che lei non c’è e non riesco a non pensare al fatto che sento solo la sua mancanza».

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