Ciao Pongio: «Il dolore non prenda il sopravvento sul vostro desiderio di vita»

Si rivolge ai giovani il vescovo Francesco Manenti durante il funerale di Daniele Pongetti, una della sei vittime del dancing Lanterna Azzurra

Il feretro appena uscito dal Duomo tra gli applausi

Il Duomo stracolmo. Con il giaccone all’interno, con gli ombrelli aperti di fuori con la pioggia che non la smette di scendere. Nel freddo. Climatico e dell’anima per l’addio a Daniele Pongetti, una delle sei vittime della Lanterna Azzurra. Morto a 16 anni in una serata che doveva essere di divertimento e che invece si è trasformata in tragedia. «Oggi non vogliamo solo salutare Daniele ma affidarlo al Signore – dice il vescovo di Senigallia, monsignor Francesco Manenti dall’altare - Una consegna piena di dolore, avremmo preferito tenerlo ancora con noi ma non è stato così. La nostra è una preghiera di fatta di dolore e sconforto, forse di risentimento e rabbia». Funerale ai quali ha partecipato, stringendosi attorno alla famiglia, tutta una comunità fatta di amici, coetanei, compagni di squadra del Senigallia Calcio dove Pongio giocava. Più sguardi attoniti che lacrime. Persi nel vuoto sotto ciuffi fluenti che coprono sguardi e acne in piena attività. Occhi che forse non hanno ancora realizzato il dramma. Bocche chiuse in visi puliti anche quando provano a farsi crescere qualche filo di barba che, spesso, barba ancora non è.

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«In questi giorno sono state dette tante parole di dolore, forte e insostenibile. Abbiamo detto e ascoltato le parole della denuncia severa, dello smarrimento e della recriminazione: “Non si può morire così a questa età”. Oggi siamo profondamente turbati per la morte di Daniele e delle altre persone che hanno perso la vita».  Una luce che si è spenta all’improvviso. Come la stessa del Duomo che, dopo il Padre Nostro, va in blackout e lascia la chiesa al buio. Poi la luce torna. In Duomo. Per chi crede, la luce Daniele la sta già guardando. Per chi rimane è una frustata che è arrivata e ha lasciato basiti. La speranza? Per il Vescovo il dramma diventa invito per i giovani affinché «il dolore che in questi giorni ha riempito i vostri occhi di lacrime e continua a turbare il vostro cuore non abbia il sopravvento sul desiderio di una vita all’altezza delle vostre attese. Sappiate riconoscere con chiarezza a chi affidare il compimento del vostro desiderio di vita». Speranza che i giovani fanno volare in cielo con palloncini bianchi lanciati all’uscita del feretro. Bianco, anch’esso, alzato e salutato da un lungo e commosso applauso e a un «Ciao Pongio». Arrivederci, ci vediamo più tardi, prima o poi.

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