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Cronaca

Strage di Corinaldo, colpa dello spray e della banda. La Cassazione: «Se non fosse stato usato le vittime non sarebbero fuggite»

Così i giudici supremi hanno motivato la sentenza del 12 dicembre scorso che ha confermato anche nell’ultimo grado di giudizio le condanne per i ragazzi della Bassa Modenese

ANCONA - «Se non fosse stato utilizzato a fini lesivi lo spray urticante non si sarebbe creata una situazione incontrollabile di panico generalizzato, le vittime non sarebbero state costrette a fuggire e a percorrere la rampa dell'uscita di sicurezza numero 3, né sulla stessa vi sarebbe stata la presenza di una massa di persone pressante sulle balaustre». Tradotto: la strage dunque non ci sarebbe stata. Lo scrivono i giudici della Quinta sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 12 dicembre hanno confermato le condanne, tra i 12 anni e mezzo e i 10 anni e 9 mesi per i sei giovani della Bassa Modenese accusati di essere i componenti della banda dello spray che nel dicembre 2018 provocò la fuga di massa dal locale 'Lanterna Azzurra' a Corinaldo. Nella calca morirono schiacciati 5 adolescenti e una mamma di 39 anni. Per i componenti del gruppo, le accuse sono di omicidio preterintenzionale, associazione per delinquere finalizzata a furti e rapine, lesioni personali anche gravi. La banda sta scontando le pene in carcere. 

«Tutti gli imputati erano presenti, la sera tra il 7 e l'8 dicembre 2018 alla discoteca 'Lanterna Azzurra' - dice la Corte - tutti erano adusi all'utilizzo dello spray al peperoncino per la commissione di azioni predatorie ed erano assolutamente consapevoli degli effetti della diffusione della sostanza urticante». Gli imputati, sottolineano i supremi giudici, erano giunti alla discoteca, «in accordo tra loro, al fine di commettere furti in danno degli avventori; erano a conoscenza che lo spray al peperoncino, già usato in passato, fosse nella disponibilità del gruppo per essere utilizzato ai fini della consumazione e del buon esito delle sottrazioni di monili. Tanto permette di dedurre con sufficiente certezza - si legge - come tutti i ricorrenti, utilizzando consapevolmente lo spray (o anche solo approfittando dell'uso altrui), fossero pienamente consapevoli delle lesioni conseguenti alla diffusione della sostanza urticante e ne abbiano accettato la verificazione, quale effetto (strumentale) necessario per il raggiungimento del loro obbiettivo ultimo: la consumazione delle attività predatorie».

«La morte delle sei vittime - scrivono i giudici della Cassazione - deve ritenersi una conseguenza, ampiamente prevedibile (anche in considerazione della esperienza pregressa, della 'competenza' degli imputati e delle concrete circostanze di tempo e di luogo), di una specifica situazione di pericolo determinata dalla condotta intenzionale degli imputati che, consapevolmente, avrebbero partecipato all'utilizzo dello spray proprio per innescare una situazione di confusione generalizzata, strumentale alle condotte predatorie poi effettivamente poste in essere». «Che fosse stato proprio la sostanza urticante emessa dallo spray la causa del panico è circostanza che la corte territoriale sorregge con ampia argomentazione - proseguono i supremi giudici - dando atto: del rinvenimento, nei pressi dell'uscita n. 3, di una bomboletta spray contenente la sostanza urticante; degli esiti degli accertamenti tecnici effettuati sui reperti (prelevati all'interno del locale, sugli impianti di areazione e nei pressi del bar, nonché su una delle macchine da fumo del locale); della circostanza per cui il fumo scenico (in ipotesi difensiva potenziale fonte di diffusione di altre e diverse sostanze urticanti) fosse stato azionato in precedenza senza alcun effetto secondario. In questo contesto, a fronte di tali dati fattuali, tutte la varie considerazioni mosse dalla difesa in ordine alla distribuzione degli spazi e al conseguente posizionamento della fonte di diffusione della sostanza appaiono francamente ultronee ed irrilevanti. Anche e soprattutto - concludono i giudici della Cassazione - alla luce dell'impossibilità di controllare il panico, una volta innescato».

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