Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Focus immigrazione, un ragazzo in fuga e quella mano tesa da un anconetano

Oggi vive ad Ancona, ha 21 anni, è sposato con una donna italiana da cui ha avuto un bambino. Fa da anni l'elettricista a contratto e di recente è potuto entrare in un alloggio popolare. Ma forse non sarebbe arrivato fin qui se un anconetano non gli avesse dato un'opportunità

Credit Infophoto

Quella di Mohamed (nome di fantasia) non è stata un’esperienza come tante. Per un intero anno della sua vita ha pensato solo a “correre”. Prima è fuggito da un paese dove quelli come lui venivano visti con sospetto, poi ha capito che non stava più fuggendo, ma stava inseguendo un sogno, quello di trovare un paese civile dove poter finalmente costruirsi un futuro. Quel paese era l’Italia e questa é la storia di un afghano di 13 anni che, a cavallo tra il 2007 e il 2008, ha attraversato clandestinamente 4 nazioni ed oggi è consapevole di avercela fatta per due motivi: tenacia e fortuna. Nel 2001, la famiglia di Mohamed lasciò un Afghanistan martoriato dalla guerra. Aveva solo 8 anni lui e l’idea era quella di stabilirsi in Iran dove al tempo le cose erano propizie. Tanto che si diede subito da fare, frequentando la scuola coranica la mattina e lavorando in campagna il pomeriggio. E poi poteva sempre contare sulla sua famiglia. Le cose sono andate bene per circa 5 anni, ma quando Mohamed aveva ormai 13 anni, qualcosa si ruppe nella sua famiglia. Qualcosa di cui il ragazzo non riesce proprio a parlare, per cui si deve andare oltre. E oltre quel legame di sangue interrotto c’è la fuga di un minore straniero non accompagnato, costretto ad andarsene nel posto più vicino e sicuro possibile: la Turchia. Attraverso il monte Ararat e con un passaporto falso, riuscì ad arrivare prima a Van e poi, tagliando orizzontalmente la Cappadocia, fino a Istanbul. Da lì, l’ultimo sforzo prima di giungere sulla costa turca, dove lo attendeva un uomo e un canotto molto piccolo ma sufficiente per trasportare qualche adolescente. Per la prima volta Mohamed si sentì davvero piccolo, abbandonato, spaventato da quella traversata di 9 ore, che lo separavano da un’isola greca dove lui, insieme ad altri minori, sarebbero arrivati in silenzio, come sempre. C’è chi ha rinunciato. Ma fu quello il momento in cui l’afghano si rese conto che ormai non stava più fuggendo, piuttosto stava cercando la sua strada perché indietro non c’era più nulla. Salì su quel canotto e arrivò in Grecia, fino ad Atene, dove si trattenne per due mesi. Ad altri bambini come lui, non andò così bene.

Un periodo in cui ha sempre cercato un lavoro, ma senza riuscirci. Con pochi euro guadagnati, poteva permettersi a mala pena mezza baguette e un po’ di frutta al giorno. Giura di non aver mai avuto bisogno di rubare, anche perchè ebbe la fortuna di conoscere un uomo che, dopo avergli affittato una stanza a 3 euro al giorno, lo tenne con sé come ospite. Ad altri bambini come lui non andò così bene. Fatto sta che dopo due mesi riuscì a racimolare il denaro per pagarsi il traghetto diretto a Patrasso. Era lì che andavano tutti, per poi puntare il l’Europa, quella ricca, l’Italia. E così arrivò il giorno della grande prova. Fece come gli avevano detto: si mise sotto un camion che doveva andare ad Ancona e se ne stette lì sotto senza nemmeno fiatare. Era l’ottobre del 2008 quando quel tir arrivò nel capoluogo dorico. Fu fermato e controllato e Mohamed, come tanti altri così detti “uomini ventosa”, venne bloccato e chiuso dentro una stanza del porto, secondo lui, in attesa di essere rispedito in Grecia. Ma lui no, fu più fortunato degli altri. Era il più piccolo e ricorda questa donna che entrò nella stanza puntando il dito verso di lui: «Tu vieni con me». Ormai Mohamed aveva compiuto 14 anni ed era salvo. Ad altri bambini come lui, non andò così bene. «Sinceramente all’inizio ero andato via per la disperazione, in Iran ci mandavano via e quindi ero stato obbligato a fuggire - dice proprio Mohamed - Ma dopo, quando sono andato sempre più avanti, ho dovuto cercare un futuro migliore per me. Ero curioso di vedere come si vive in Italia».

Da quel momento Mohamed entrò ufficialmente nel progetto dedicato ai minori stranieri non accompagnati, all’interno della comunità di Ancona, proiettato verso un futuro di inserimento sociale. E se per qualcuno questo rappresenta una sfida e un obiettivo da raggiungere, per Mohamed è un successo conseguito a pieni voti. Oggi vive ad Ancona, ha 21 anni, è sposato con una donna italiana da cui ha avuto un bambino. Fa da anni l’elettricista a contratto e di recente è potuto entrare in un alloggio popolare. Ma forse non sarebbe arrivato fin qui se un anconetano non gli avesse dato l’opportunità di un tirocinio nella sua ditta. Fu lui a prenderlo in casa sua quando la comunità doveva chiudere. Fu lui a dargli in affitto la casa della madre defunta nel 2012 quando era rimasto senza un tetto. Fu lui a credere in Mohamed. Incondizionatamente. Fino alla fine. 

«Adesso sto bene - prosegue Mohamed - Mi ritengo fortunato rispetto ad altri ragazzi. Quando ripenso a quelli che non ce l’hanno fatta, da una parte mi dispiace per loro e per tutti coloro che ho conosciuto, ma dall’altra sono contento di avercela fatta. Alcuni mi sconsigliavano di andare a Patrasso e sono felice di averci provato e esserci riuscito. Alcuni sono tornati indietro, altri sono morti. Adesso vivo di giorno in giorno e penso solo a mia figlia per cui voglio un futuro migliore».  

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