«Vi faccio ammazzare dalla mafia», si presenta sotto casa di ex e figlia con la mazza

La situazione è precipitata durante il periodo di una convivenza forzata, quella del lockdown, durante la quale la donna aveva preso la decisione di separarsi, scatenando in lui fantasmi diventati incontrollabili

Foto di repertorio

Dopo tanti anni di matrimonio il rapporto era andato esaurendosi e l’amore era diventato prima indifferenza e poi insofferenza, con insulti continui e violenze psicologiche da parte di lui che, in passato, aveva anche avuto bisogno dell’aiuto del Centro di salute mentale. La situazione è precipitata durante un periodo di convivenza forzata, quello del lockdown, durante il quale la donna aveva preso la decisione di separarsi, scatenando in lui fantasmi diventati incontrollabili. E in casa, dove viveva anche la loro figlia maggiorenne, regnava ormai un clima di terrore. Nonostante i primi interventi della polizia che lo avevano messo agli arresti domiciliari, l’uomo, un 60enne anconetano, ha sempre perseguitato le due donne, anche a distanza. Secondo quanto denunciato dalla vittima ad aprile, con lui lontano, le cose sono andate meglio, ma non sono mai cessati i messaggi e le telefonate di insulti e minacce.

Infatti già a giugno, la squadra Volanti della polizia era dovuta intervenire sotto casa delle donne perché lui si era piazzato lì con un a mazza da baseball, un martello e un cacciavite, rimediando anche una denuncia per detenzione di armi atte ad offendere. Per gli inquirenti non ci sono dubbi sul fatto che il 60enne fosse pronto a fare del male alla moglie e alla figlia. Arrestato e collocato ai domiciliari, il giudice dell'udienza di convalida ha però deciso di tramutare la misura cautelare in un divieto di avvicinamento.

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Mai rispettato. Infatti le vittime hanno continuato a ricevere telefonate e messaggi in segreteria da parte dell’indagato. Minacce e insulti sempre più pesanti per lei, che non ne poteva più e aveva cambiato tante abitudini pur di avere la certezza di non incrociare più l'ex. Fino a quando lei non si è ritrovata sul parabrezza della macchina una lettera dal contenuto pesantissimo: «Ritirate la denuncia o vi faccio ammazzare dalla mafia pugliese». Parole che, proprio perchè arrivate in un periodo di quiete, in cui lui sembrava scomparso, hanno ancor di più rimbombato nella testa della donna come un terrificante presagio. Ma per fortuna, da tempo gli agenti della Squadra Mobile di Ancona, guidati dal capo Carlo Pinto (foto in basso), ne seguivano ogni traccia e ogni spostamento. La fine del calvario solo qualche giorno fa, quando l’uomo è stato arrestato e portato direttamente in carcere con l’accusa di stalking, evitando, ne sono sicuri gli inquirenti, un “salto” nel comportamento dello stalker, che avrebbe potuto scatenare la sua furia una volta per tutte. 

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