Falsi profili Facebook e l'ombra del complice: così lo stalker la sorvegliava dai domiciliari

L’avvocato difensore Andrea Natalini non ha avanzato alcun richiesta di rito alternativo e ha ribadito di rigettare in toto le accuse dei danneggiamenti alle auto della ragazza

L'arresto di Jurgen Mazzoni

Conosceva ogni mossa della sua vittima nonostante fosse agli arresti domiciliari proprio per stalking. Per farlo si era adoperato con diversi profili facebook fittizi e, forse, anche della complicità di qualcuno. C’è questa convinzione dietro la richiesta di aggravamento della misura cautelare in carcere avanzata il 10 novembre scorso dalla Procura di Ancona per Jurgen Mazzoni, il 41enne di Senigallia già condannato per l’omicidio della moglie 19enne nel 2001 e oggi recluso a Montacuto in attesa del processo per stalking a danno di una 23enne, anch’essa di Senigallia. Per questo il pm Ruggiero Dicuonzo ha chiesto il giudizio immediato per l’indagato, mentre l'avvocato Ruggero Tomasi (foto a fondo pagina) prepara la costituzione di parte civile. 

Le indagini 

Secondo quando ricostruito dal team investigativo della Squadra Mobile di Ancona diretta dal capo Carlo Pinto, l’uomo veniva costantemente a sapere delle vicende riguardanti la ragazza e la sua famiglia. Entrato ormai in una spirale di ossessione, l’avrebbe martellata per mesi con insulti, telefonate minatorie e inquietanti sms anonimi in cui erano riportati dettagli sulle sue giornate tra le Marche e Firenze. Mentre in lei cresceva l’ansia di essere osservata speciale, Mazzoni teneva sempre un occhio aperto dentro la sua vita privata. Come? In primis tramite i social network. Lo stalker apriva in continuazione nuovi profili Facebook chiedendo l’amicizia alla giovane che, accettando, lasciava gioco facile al suo aguzzino il quale, nella penombra virtuale, osservava foto, post, video. Non solo. L’ordinanza del Gip gli consentiva di andare a lavoro, ma conosceva dettagli di cui poteva avere conto solo chi aveva massima libertà di movimento. Per questo aleggia l’ombra del complice. Ma chi? C’é qualcun altro dietro le 3 auto vandalizzate e incendiate tra l’ottobre 2016 e l’aprile 2017? Forse un amico, un “fratello” come si direbbe nel mondo dei biker frequentato da Mazzoni, incaricato di effettuare ricerche per suo conto.

La lettera e le intercettazioni 

Pm Ruggiero Dicuonzo-2Di certo il pm Dicuonzo collega tutto a Jurgen Mazzoni che il 28 ottobre, intercettato dalla Polizia, aveva dato in escandescenza perché la ragazza andava a dire in giro che era stato lui ad appiccare gli incendi. Allo stesso modo il 29 ottobre veniva ascoltato sfogarsi contro il fidanzatino di lei: “Non hai più il tuo cagnolino che ti protegge oggi, gli do fuoco alla macchina”. Sapeva anche quando tornava da Firenze: “E’ tornata a casa ieri sera, quindi adesso gira per Senigallia” dice in un’intercettazione del 4 novembre, lo stesso giorno in cui viene ascoltato dire: “Io ti amo, ma tu sei stata cattiva con me e allora ti devo uccidere”. Dunque Mazzoni non solo sapeva tutto della donna che lo ossessionava, ma incominciava a meditare di farle del male. Collera e passione. E’ come diviso in due anime in perenne lotta tra di loro. Fino al 2 novembre, quando a casa della ragazza è arrivata una lettera anonima per gli auguri di compleanno che sarebbe stato il 13 dello stesso mese. In quel foglio di carta recapitato per posta, si legge: “abbiamo saputo dalle tue amiche che saresti venuta giù per i primi di novembre anche se non ne eri sicura perché avevi un compleanno a Firenze il 3 novembre, ma crediamo che invece verrai giù perché anche qui hai un impegno in questi giorni, vero?”. Chiunque fosse a scrivere conosceva l’agenda della 23enne e anche i suoi ipotetici cambi di programma. Sarebbe inquietante se fosse stato davvero Mazzoni che, ai domiciliari, non avrebbe potuto avere contatti con l’esterno se non a lavoro. Ma a togliere il sonno ai poliziotti era il fatto che per la prima volta lo stalker si era rivolto direttamente al suo oggetto del desiderio, parlando di un ipotetico regalo da farle avere il giorno del suo compleanno. “Ti auguro un buon compleanno con tanti pensieri e tanta ansia, noi aspettiamo e ci si vede in giro, poi le tue amiche, soprattutto una, non fa altro che parlare di te e ci tiene sempre informati. tanti auguri”. Chi è questa amica? E’ davvero una persona vicina alla giovane o era un modo per instillare altri dubbi in una giovane mente già affollata dalle paure? Il timore delgi inquirenti era che il lato peggiore di Mazzoni, quello rimasto latente per anni da quando era uscito dal carcere, stesse prendendo il sopravvento. Come in un thriller dal finale choc, Mazzoni stava ripercorrendo le stesse tracce che 15 anni fa lo avevano portato ad uccidere. Infatti nelle intercettazioni “Jurgen discute delle terrificanti modalità di uccidere la ragazza, coincidenti con quelle usate per uccidere la moglie” scrive la pubblica accusa nella stessa richiesta di misura cautelare. Mazzoni andava fermato. Anche perché, come lui stesso dichiara in un’intercettazione del 31 ottobre: “Tornerai qui per il tuo compleanno, io sarò in Germania, ma gli errori si pagano e ora tocca a te”. Ma è lui l’unico in errore per le poliziotte della sezione “Reati contro la violenza di genere e crimini d’odio” che lo hanno arrestato il 12 novembre, di ritorno da un raduno di biker in Germania. A poche ore dalla mezzanotte del compleanno della ragazza che diceva di amare, al punto da doverla uccidere.  

La difesa

Tutto da dimostrare per l’avvocato difensore Andrea Natalini che non ha avanzato alcun richiesta di rito alternativo e ha commentato: «Vado in giudizio ordinario perché affidare la vita una persona in una rapida discussione in abbreviato senza sentire compiutamente la sedicente parte offesa mi sembra qualcosa di poco professionale». La difesa non disconosce le responsabilità dell’imputato nell’ambito dell’accusa di stalking, ma parla di una verità tutta da rivedere. A partire dalla posizione della parte lesa, su come si sarebbero conosciuti e sul tipo di relazione nata tra i due. «Dimostreremo come Mazzoni non sia l’animale che si vuole far credere» ha ribadito Natalini che invece rigetta in toto le accuse dei danneggiamenti alle auto.

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