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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca Jesi

Geloso la controllava con un'App sul cellulare: condanna bis per l'ex. Nei guai anche il padre

La Corte di Appello ha confermato una sentenza di primo grado, per stalking, con vittima una minorenne. Aveva lasciato il fidanzatino che poi l'ha perseguitata. Anche i genitori della giovane sono rimasti coinvolti. L'ex suocero voleva che ritirassero la denuncia: «Ve la faccio pagare a morte, ho un sacco di amici che mi devono piaceri, albanesi, rumeni indiani» 

JESI – Sono stati insieme due anni ma poi la gelosia di lui aveva portato una 15enne a lasciare quel fidanzatino oppressivo che era arrivato a controllare i suoi spostamenti anche con una applicazione sul cellulare. Con la App “trova il mio iPhone” sapeva sempre dove si trovava e puntualmente lei se lo trovava davanti. Troncata la relazione lui non si sarebbe mai rassegnato e avrebbe iniziato a perseguitarla seguendola ovunque andasse anche con pedinamenti e appostamenti. Per far cessare il comportamento ossessivo erano intervenuti i genitori della minore che avevano provato a rivolgersi ai familiari del ragazzino, all'epoca 19enne, ma si erano ritrovati minacciati anche loro. «Se non vedo la rinuncia della querela io ve la faccio pagare a morte, ho un sacco di amici che mi devono piaceri, albanesi, rumeni indiani». Padre i figlio, residenti nello Jesino, sono stati condannati in primo grado a marzo del 2021 e ora anche in appello. Venerdì la corte si è pronunciato sul ricorso che la difesa dei due imputati aveva presentato e ha confermato al condanna del primo grado di giudizio: sei mesi per l'ex fidanzato, oggi 25enne, per stalking e tre mesi per il padre di questo, 64 anni, per tentata violenza privata. I fatti contestati riguardavano un periodo che va dall'estate 2016 alla primavera del 2017, accaduti tra Jesi e Monsano. La coppietta era stata insieme quasi due anni, poi la ragazzina aveva voluto troncare la storia perché il fidanzatino era diventato troppo oppressivo e geloso.

Lui le avrebbe controllato di continuo il cellulare, con chi usciva, con chi parlava. Nel 2016 i due si erano lasciati ma lui non si era rassegnato e avrebbe cominciato a perseguitarla. Alcuni amici della vittima, parte civile con l'avvocato Corrado Canafoglia, sentiti nel corso del processo avevano testimoniato di essersi trovati spesso in mezzo agli episodi di stalking del ragazzo. Il padre del ragazzo, anziché intervenire, se la sarebbe presa con i genitori della ragazzina che avevano fatto denuncia. «Attenzione alle conseguenze – li avrebbe minacciati – dovete stare con la paura addosso». Alla minore avrebbe anche detto: «Tu fai del male alla mia famiglia io faccio il doppio alla tua». Stando alla difesa dei due imputati, che hanno sempre rigettato le accuse, non ci sarebbe stato nessuno stalking perché il ragazzino l'avrebbe solo protetta e sarebbe stata la madre della minorenne a chiedere al giovane di sorvegliare la figlia perché c'erano stati degli episodi in cui la figlia aveva bevuto troppo ed era preoccupata delle frequentazioni che aveva.

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