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Un momento dell'aresto

Un momento dell'aresto

Il ristorante era il quartier generale della droga, colpo al clan del narcotraffico anconetano

L’operazione della Questura ha sgominato una vera e propria piramide. L’associazione criminale era composta da uomini e donne legate da vincoli di parentela

Un ristorante a pochi passi dal mare che riceve ordinazioni per delle pizze da portare via. Nulla di strano se non fosse per il fatto che in molti casi la parola “pizza” veniva utilizzata per intendere cocaina. La droga arrivava da canali albanesi e, almeno nell’ultimo anno, ha portato il clan a guadagnare centinaia di migliaia di euro. E’ la tesi che nelle ultime ore ha portato all’arresto di sei persone, tutte legate da parentela, accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed estorsione. L’operazione “Mari e Monti” prende il nome dal ristorante di Rocca Priora che, secondo gli investigatori della squadra Mobile di Ancona coordinati dal pm Rosario Lioniello, fungeva da base operativa dell’attività di spaccio. Il locale è lo stesso dove lo scorso 8 marzo fu arrestata una giovane pusher. Ora posto sotto sequestro. I 60 agenti hanno eseguito la serie di arresti dalle 4 del mattino. I blitz sono stati effettuati nelle abitazioni degli accusati da poliziotti della squadra Mobile, Polizia Scientifica, Unità Cinofile, Reparto Prevenzione Crimini insieme agli agenti di diversi commissariati: le manette sono scattate in abitazioni di Falconara, Montemarciano, Ancona e Osimo.

Operazione Mari e Monti, blitz della Polizia al clan del narcotraffico - VIDEO

Altre 11 persone, accusate di essere i corrieri della droga, sono state iscritte nel registro degli indagati per detenzione ai fini di spaccio. Durante le perquisizioni domiciliari, 17 in tutto comprese abitazioni di Fabriano, Chiaravalle e Senigallia, sono stati trovati anche un passamontagna e una pistola giocattolo senza tappo rosso. I dettagli dell’operazione sono stati spiegati in una conferenza stampa dal Questore Oreste Capocasa, il capo della squadra Mobile Carlo Pinto (foto in basso a destra) e il vice Michele Morra e la dirigente della squadra Volante Cinzia Nicolini. «E’ una delle più importanti operazioni fatte dalla polizia qui ad Ancona- ha spiegato Capocasa- è la prima volta che si colpisce l’etnia rom come associazione a delinquere». 

La piramide e l’ombra della “signora” 

Il clan, secondo quanto emerso dalle indagini, riscuoteva i debiti di droga senza bisogno di ricorrere a minacce esplicite. Bastava nominare “La Signora” per incutere timore e spingere le vittime, tra cui un 20enne anconetano, a pagare senza contestazioni: nel caso specifico, il debito è stato estinto con la Alfa Romeo Mito acquistata da poco. Agli investigatori risultano anche casi di genitori che hanno chiesto prestiti per saldare il debito dei figli anche se non risultano coinvolti minorenni. La “Signora”, secondo le accuse, era Giulia Spinelli (51 anni) titolare del ristorante e ritenuta il vertice dell’associazione che si avvaleva della collaborazione della figlia Patrizia Spinelli (31 anni) e del genero albanese, Illy Sallaku (35 anni). Quest’ultimo collegava la famiglia con il vero fornitore della cocaina, il connazionale Ervis Gjshi (33 anni), difeso dall'avvocato Francesca Petruzzo (foto in basso a sinistra). Il clan, che nelle intercettazioni comunicava in lingua “romanì”, disponeva anche di braccia operative e qui entra in gioco Giulia Spinelli, omonima della cugina ma più piccola di due anni. Era lei, soprannominata “Maghetta” ad attivare i corrieri incaricati di consegnare la droga tra cui figura anche il nome di sua sorella, Romina Buonora (28 anni). I sei arrestati si trovano tutti in carcere: Giulia Spinelli, la “Signora”, è assistita dall’avvocato Silvia Pennucci che difende anche Romina Buonora insieme al collega Stefano Brugiapaglia. L’avvocato Federica Battistoni assiste Giulia Spinelli, la “Maghetta”, mentre Patrizia Spinelli e Illy Sallaku sono difesi dall’avvocato Elisa Gatto. 
 

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