Spaccio ed estorsione: sgominata banda attiva tra due province

Movimentavano cocaina al confine tra la provincia di Ancona e quella di Pesaro, ma la loro attività criminale – svolta anche con l’aiuto delle mogli – non si limitava allo spaccio ma si estendeva all’estorsione, esercitata con particolare ferocia

Movimentavano cocaina tra la provincia di Ancona e quella di Pesaro, ma la loro attività criminale – svolta anche con l’aiuto delle mogli – non si limitava allo spaccio, bensì si estendeva all’estorsione, esercitata con particolare ferocia ed efficacia. Un vero e proprio sodalizio criminale quello disarticolato dai Carabinieri della Compagnia di Senigallia, che alle prime luci dell’alba hanno tratto in arresto tre persone: C.A., classe 1969, residente a Trecastelli (ai domiciliari); L.R. classe 1983, residente ad Arcevia e A.F., classe 1983, residente a Pergola (questi ultimi due in carcere).

 

Le indagini dei militari sono durate da gennaio a ottobre del 2013 ed hanno interessato i comuni di  Senigallia, Serra de’ Conti, Pergola, Ostra Vetere, Barbara, Montemarciano, Trecastelli ,Corinaldo, Castelleone di Suasa, San Lorenzo in Campo ed Arcevia.
I carabinieri hanno ricostruito la rete di spaccio gestita da C.A. (in collaborazione con la moglie) e il suo sodalizio criminale con L.R., che si è ad un certo punto sciolto per permettere ai due di costituire due gruppi criminali distinti. Determinante è anche risultata la testimonianza di un ex assuntore di cocaina, selvaggiamente pestato fuori da un pub di Barbara per questioni inerenti debiti di droga.

I tre soggetti arrestati, anche intercettati telefonicamente, secondo i militari hanno dimostrato di essere dotati di una capacità delinquenziale particolarmente elevata, non limitandosi allo spaccio di stupefacenti, ma ponendo in essere anche condotte di carattere estorsivo. Dalle intercettazioni telefoniche sono emersi stretti rapporti di collaborazione tra i tre su entrambi i fronti criminali, che si fornivano reciproco appoggio in ogni situazione senza temere le conseguenze delle loro azioni, confidando soprattutto sulla paura ingenerata nelle vittime.

Già arrestati nel corso dell’anno, inoltre, i tre avevano proseguito con le loro attività illecite come se nulla fosse, salvo adottare maggiori cautele nel tentativo di eludere ulteriori indagini.
Data la particolare capacità intimidatoria dei tre il Gip ha ritenuto di procedere all’arresto per il rischio che gli indagati, se posti in stato di libertà, possono mettere in atto azioni volte a condizionare le dichiarazioni rese dalle persone già sentite nel corso delle indagini.

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