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Dieci anni di smartphone, l'allarme di Greenpeace: impatto ambientale devastante

La produzione di smartphone è insostenibile per l'ambiente: l'allarme di Greenpeace in un rapporto

Sono passati dieci anni da quando Steve Jobs salì sul palco di San Francisco per presentare al mondo il primo smartphone della storia: l’iPhone. Da allora molto è cambiato ed i dispositivi elettronici sono entrati a far parte della vita di milioni di persone.

Ma gli effetti degli smartphone sono avvertiti anche dall’ambiente, come ricorda Greenpeace nel rapporto “From Smart to Senseless: The Global Impact of Ten Years of Smartphones”. A partire dall’energia prodotta per la realizzazione dei device, pari ad un anno di fabbisogno energetico dell’India, fino alla produzione di rifiuti elettronici che, ad oggi, sfiora le 50 tonnellate all’anno.

Gli smartphone realizzati sono, ormai, 7 miliardi con una produzione di rifiuti elettronici direttamente correlati ai device, pari a 3 milioni di tonnellate. Ad oggi, il riciclo dei device si ferma al 16%. Il tutto è accompagnato ad una produzione caratterizzata da batterie quasi mai sostituibili: quando si rompono, è indispensabile comprare un altro dispositivo. Di conseguenza la media di utilizzo degli smartphone, negli Usa, si ferma a due anni; ciò vuol dire che siamo di fronte ad un mercato che si auto alimenta.

E’ chiaro, secondo Greenpeace, che il sistema non è sostenibile per l’ambiente considerando la bassa percentuale di riciclo e la quantità di energia necessaria alla produzione. E’ necessario, sottolineano gli attivisti, che le compagnie adottino un sistema di produzione “circolare” così da riutilizzare i vecchi device non funzionanti, per realizzare nuovi modelli.

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