Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Ad Ancona l'unico simulatore navale delle Marche, così si impara a dirigere una nave

Tutti i sabato mattina, i ragazzi della classe quinta dell'ex nautico imparano a dirigere una nave, esercitandosi sul simulatore navale. L'unico presente nelle Marche è costato intorno ai 200mila euro

IL simulatore navale durante un'esercitazione

Quanto è importante applicare lo studio teorico fatto di libri e dispense alla realtà? Evidentemente molto per l’Istituto Volterra - Elia di Ancona, dove i ragazzi dell’ultimo anno dell’ex Nautico, ogni sabato mattina, trascorrono 3 ore simulando di dirigere una nave. Un esercizio di pratica in cui si cimentano anche le classi terze e quarte, reso possibile dal simulatore navale di cui si è dotata la scuola. L’unico presente in tutta la Regione Marche, costato intorno ai 200mila euro. L’ultima prova si è tenuta sabato scorso, quando insegnanti e studenti hanno aperto le porte dell’aula a noi di Ancona Today, dimostrando cosa si prova a comandare uno yacht da crociera che deve entrare nel porto di Taranto. Basta caricare nel “cervello” della piattaforma un programma informatico che riproduce alla perfezione la mappa della zona marittima della città pugliese e al via la missione. Uno studente si incarica di fare il comandante, con la responsabilità di tutta la navigazione. C’è il timoniere, col compito di manovrare motore e timore. Ci sono 2 radaristi, incaricati di controllare la presenza di altre imbarcazioni in mare. E un ufficiale a fare da guardia all’esterno, senza mai perdere d’occhio i 5 monitor 50 pollici che riproducono fedelmente la visuale di quel tratto di mare. «Possiamo simulare di tutto - ha spiegato il professor Paolo Pierantoni - Ad esempio una rotta di collisione con un’altra nave, la richiesta di soccorso da parte di un’altra imbarcazione, lo possiamo fare di giorno o di notte e perché no anche peggiorando le condizioni atmosferiche e di conseguenza anche del mare, inducendo una maggior oscillazione della nave e di conseguenza complicare la navigazione».

Col simulatore di navigazione si fa sul serio perché, nella vita vera, un errore può costare caro. I ragazzi si dimostrano all’altezza. Sotto la guida dei loro insegnanti, danno prova di tenere sotto controllo la situazione. E allora vale la pena tentare di alzare il coefficiente di difficoltà. «Ragazzi si è rotto il radar ARPA - dice un insegnante - E adesso?». «Il Radar Arpa funziona col sistema di identificazione automatica (AIS) - ha spiegato Brian, studente all’ultimo anno - e ci permette di evitare le collisioni in mare con altre imbarcazioni perché vediamo sul radar in tempo reale la posizione delle altre navi, riuscendo ad ottenere rapidamente tante informazioni quali la loro rotta e velocità». Ma ora quello schermo non trasmette più. Gli alunni corrono ai ripari rilevando manualmente l’angolo e distanza dalle altre imbarcazioni, tracciando i punti anche sulla mappa cartacea, così da scongiurare un’eventuale rotta di collisione. 

«E’ importantissimo questo strumento perché rappresenta nei dettagli il ponte di comando di una nave - ha spiegato Francesco Marchetti che insegna navigazione - Loro stanno familiarizzando col lavoro che si presume faranno dopo la scuola. L’uso del radar, gli apparati, le manovre. C’è tutto. E’ come se stessero davvero a bordo di quella nave. Vedere le distanze, gli oggetti in mare e fare diverse ore alla settimana qui permette loro di uscire da questa scuola sapendo dove mettere le mani». Ogni mezz’ora circa devono segnare il loro punto-nave. «La rotta prima va pianificata su carta con tanto di compasso e goniometri - ci spiega uno studente - Si percorre tutta la rotta marcando i punti su cui dobbiamo passare e se usciamo da lì dobbiamo stare attenti perché dobbiamo essere pronti a ritracciare una nuova rotta». Il tutto controllando e manovrando diversi strumenti. Tra cui anche il girobussola, utile per effettuare i rilevamenti e determinare, in mancanza dell’ARPA appunto, una possibile rotta di collisione.

Sono entusiasti i ragazzi. Tra loro c’è Giordano, che dopo un’esperienza di stage su un traghetto, ha deciso di diventare un allievo ufficiale di coperta, “rubando anche il mestiere” di chi è addetto a compiti più complicati e di responsabilità. Luca invece ricorda bene i 3 mesi in un’azienda del porto, dove ogni giorno lavorava per svolgere servizi sulle navi che gravitavano nelle acque doriche, con compiti di manutenzione sulle imbarcazioni in cui veniva riscontrato un malfunzionamento.  Il tempo passa e si è fatta notte, nel simulatore ovviamente. Mentre i professori aumentano anche le onde marine e lo yacht è quasi arrivano a destinazione. Ci siamo. Nella stanza si sente una forte vibrazione accompagnata da un boato. Gli studenti hanno sbagliato velocità  toccando la banchina. Ma niente paura. «Il simulatore fa tutto questo rumore per sottolineare che c’è stato un errore - ci spiega il prof Marchetti - Ma nella realtà non sarebbe successo proprio nulla». Ben arrivati nel porto di Taranto. 

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