Cronaca

Sfruttamento della prostituzione, stroncata organizzazione: un arresto anche a Senigallia

Affittavano appartamenti a Genova con l'aiuto di connazionali prestanome e gestivano le ragazze "militarmente": dovevano anche chiedere il permesso per uscire di casa e in alcuni casi anche solo per lavarsi

Si è conclusa venerdì una maxi operazione del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Genova che, in collaborazione ai Comandi territoriali di Milano, Seveso (Mb), Brivio (Lc), Olginate (Lc), Calolziocorte (Lc), Senigallia e Prato ha visto coinvolti a vario titolo 17 soggetti ritenuti responsabili di di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e, in alcuni casi, anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al termine dell’attività sono stati tratti in arresto: A. M., 45 anni, cittadino iraniano; F. R., 31 anni, Z. G., 41 anni, Z. J., 30 anni,  G. J., 43 anni, L. X. H., 36 anni,  T. L., 48 anni, cittadine cinesi;  R. G., 45 anni, M. L., 37 anni, cittadini italiani; C. M., 66 anni, B. S., 49 anni, S. M., 66 anni, cittadini italiani; e S. H., 45 anni, cittadina cinese, sottoposti all’obbligo di presentazione alla P.G. Altri cinque cittadini cinesi (quattro uomini e una donna) sono attivamente ricercati.

Le indagini avevano inizio nel mese di febbraio del 2013, a seguito di molte segnalazioni di cittadini genovesi che lamentavano ‘strani andirivieni’ nei condomini di residenza.  Le indagini dei militari hanno portato alla luce che l’iraniano, conoscendo la lingua italiana, era il punto di riferimento per locare abitazioni in città che poi venivano di fatto usate dalle ragazze cinesi per ricevere i clienti. L’uomo aveva contatti diretti con le agenzie immobiliari ed i proprietari degli appartamenti che ispezionava personalmente, assieme alle donne. Oltre a tale incarico, il 45enne predisponeva le inserzioni ‘sotto la voce massaggi’ sui quotidiani e siti internet, compito svolto assieme ad alcuni complici cinesi. Gli appartamenti erano poi affittati a cittadini cinesi prestanome.
Le quattro lucciole cinesi, raccontano i militari, controllavano quasi “militarmente” le connazionali, mantenendo la contabilità dei clienti che chiamavano le utenze riportate nelle inserzioni e le somme ricevute nonché gli orari di lavoro (circa 15 - 17 ore al giorno). Le donne sfruttate dovevano chiedere il permesso per uscire dagli appartamenti ed in alcuni casi anche per lavarsi.

L’attività d’indagine ha permesso di evidenziare la forza della comunità cinese genovese, con forti ramificazioni in quella milanese, che era in grado di far arrivare in Italia svariate donne per poi essere avviate alla prostituzione all’interno delle abitazioni: all’interno degli appartamenti c’era sempre un ricambio, con cadenza mensile, di ragazze, per fornire ‘novità’ ai clienti, mentre il canone di locazione veniva pagato da chi aveva in uso l’appartamento e non dall’affittuario, che ovviamente prendeva un compenso per essersi intestato il contratto d’affitto.

Durante l’attività di indagine, inoltre, sono stati anche registrati alcuni aspetti singolari, come ad esempio il fatto che le ragazze ricevevano esclusivamente italiani (poiché in molti casi avevano subito rapine o mancati pagamenti da connazionali o altri stranieri) e che riducevano contemporaneamente le richieste economiche per le prestazioni sessuali per via della crisi, per non perdere i clienti, che in alcuni casi erano fissi e di tutte le età.

Una delle donne arrestate e ritenuta responsabile di sfruttamento della prostituzione, Z.J., 41 anni (nella foto), è stata rintracciata e arrestata dai Carabinieri della Compagnia di Senigallia in un appartamento sul Lugomare Mameli, e condotta al carcere femminile di Villa Fastiggi.

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