Luciana, sfollata a 90 anni: «Vi racconto il bombardamento del ’43»

Una giornata insolita ma, dice lei, felice. Luciana ha 90 anni e il bomba day l’ha passato al Palarossini in mezzo ad altri sfollati. Per lei però è stato un tuffo nel passato

Luciana Zoppi

Il primo novembre del 1943 Luciana Zoppi aveva solo 15 anni ed era venuta con suo nonno ad Ancona  per comprare il carbone. Quel giorno è stata testimone del primo bombardamento della città da parte degli alleati. Oggi ha 90 anni e la mattina del bomba day era al Palarossini insieme ad altri sfollati, lucida come se fosse ancora una ragazzina. Per lei la giornata del 20 gennaio 2019 è stato di fatto un ritorno al passato. E’ iniziata come quella delle altre 12.000 persone che tra il Piano e gli Archi hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in attesa che gli artificieri del Genio Ferrovieri bonificassero l’ordigno trovato tra i binari lo scorso 17 ottobre. «Io vivo in via Berti, mi sono svegliata alle 6, mi sono preparata e ho sistemato casa perché non mi piace vederla scombussolata» ha raccontato durante una pausa dalla lettura del suo libro preferito, “La colomba del castello”. «La Croce Gialla mi è venuta a prendere alle 7,30 e non li ho fatti aspettare neppure un minuto». Luciana vive da sola: «Ho due nipoti che abitano lontano e non li ho fatti sacrificare. Del resto è solo un giorno e passa presto». Per lei la  mattinata al Palarossini è stata piacevole: «Qui ho avuto un po' di compagnia, in mezzo a tante persone è stata una gioia». Casa però è sempre casa: «Infatti non volevo andare via quando ho saputo della bomba, ma poi hanno detto che non potevo restarci e allora eccomi qui». Con sé, oltre al libro, ha qualche collana: «A casa non ho lasciato nulla ma non ho paura dei ladri, non c’è molto e non possono certo portarmi via i mobili». 

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La mente di Luciana è tornata poi a quel novembre del ’43. «E’ passato molto tempo, quando vedevo gli aerei fuggivo a gambe levate in mezzo ai campi a Varano, scappavo come il vento. Avevo paura, perché il giorno del primo bombardamento ero ad Ancona con mio nonno, lui aveva il carretto e eravamo venuti per comprare il carbone. Stavamo in fila quando una signora siciliana che si trovava accanto a me vide  passare un velivolo. Disse che di lì a poco avrebbero bombardato la città come era successo da lei in Sicilia e dopo due ore cominciarono a sganciare le bombe. Io e nonno fuggimmo con il carretto e ci rifugiammo in una villa isolata alle Grazie». 

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