Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Luciana, sfollata a 90 anni: «Vi racconto il bombardamento del ’43»

Una giornata insolita ma, dice lei, felice. Luciana ha 90 anni e il bomba day l’ha passato al Palarossini in mezzo ad altri sfollati. Per lei però è stato un tuffo nel passato

Il primo novembre del 1943 Luciana Zoppi aveva solo 15 anni ed era venuta con suo nonno ad Ancona  per comprare il carbone. Quel giorno è stata testimone del primo bombardamento della città da parte degli alleati. Oggi ha 90 anni e la mattina del bomba day era al Palarossini insieme ad altri sfollati, lucida come se fosse ancora una ragazzina. Per lei la giornata del 20 gennaio 2019 è stato di fatto un ritorno al passato. E’ iniziata come quella delle altre 12.000 persone che tra il Piano e gli Archi hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni in attesa che gli artificieri del Genio Ferrovieri bonificassero l’ordigno trovato tra i binari lo scorso 17 ottobre. «Io vivo in via Berti, mi sono svegliata alle 6, mi sono preparata e ho sistemato casa perché non mi piace vederla scombussolata» ha raccontato durante una pausa dalla lettura del suo libro preferito, “La colomba del castello”. «La Croce Gialla mi è venuta a prendere alle 7,30 e non li ho fatti aspettare neppure un minuto». Luciana vive da sola: «Ho due nipoti che abitano lontano e non li ho fatti sacrificare. Del resto è solo un giorno e passa presto». Per lei la  mattinata al Palarossini è stata piacevole: «Qui ho avuto un po' di compagnia, in mezzo a tante persone è stata una gioia». Casa però è sempre casa: «Infatti non volevo andare via quando ho saputo della bomba, ma poi hanno detto che non potevo restarci e allora eccomi qui». Con sé, oltre al libro, ha qualche collana: «A casa non ho lasciato nulla ma non ho paura dei ladri, non c’è molto e non possono certo portarmi via i mobili». 

La mente di Luciana è tornata poi a quel novembre del ’43. «E’ passato molto tempo, quando vedevo gli aerei fuggivo a gambe levate in mezzo ai campi a Varano, scappavo come il vento. Avevo paura, perché il giorno del primo bombardamento ero ad Ancona con mio nonno, lui aveva il carretto e eravamo venuti per comprare il carbone. Stavamo in fila quando una signora siciliana che si trovava accanto a me vide  passare un velivolo. Disse che di lì a poco avrebbero bombardato la città come era successo da lei in Sicilia e dopo due ore cominciarono a sganciare le bombe. Io e nonno fuggimmo con il carretto e ci rifugiammo in una villa isolata alle Grazie». 

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