«Fate come vi dico perché i medici sono assassini», così la setta macrobiotica riduceva alla fame gli adepti

Tutto intorno un giro di affari alimentato dalle donazioni di chi, ormai immerso nel settarismo, era arrivato a vendere beni immobili o a vestirsi alla Caritas per dare tutto alla dottrina

Una vittima della setta macrobiotica

«Ho già pensato a tutto per voi, bisogna fare bene quello che vi dico di fare, in modo da poter guarire sia le malattie fisiche che quelle mentali e dell’anima, in modo da ripulire il vostro karma. Qualsiasi discussione o dubbio su cosa fare e su cosa mangiare è solo una perdita di tempo perché io ho già sperimentato, sacrificandomi con infinito amore per voi e per l’umanità. I farmaci non curano, tolgono solo i sintomi, i medici sono tutti assassini». Sono le parole che la Polizia di Stato addebita a Mario Pianesi, il guru della dieta macrobiotica in Italia, 73 anni residente nel maceratese dopo aver vissuto per anni ad Ancona dove c’è uno dei suoi ristoranti. E’ indagato insieme alla moglie e a due uomini del suo entourage con accuse pesantissime mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Ancona (di cui fanno parte il pm Paolo Gubinelli e il procuratore capo Irene Bilotta): associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati quali la riduzione in schiavitù, i maltrattamenti, l’esercizio abusivo della professione e le minacce, a loro volta strumentali a commettere un’evasione fiscale da centinaia di migliaia di euro. In quelle frasi, ripetute dall’anziano a capo di un impero fatto di corsi, ristoranti, punti vendita e aziende agricole presenti tra Ancona, Macerata e Forlì, e diventate riferimento per circa 60mila iscritti in tutta Italia, si nasconderebbe tutta l’opera di indottrinamento nei confronti di almeno 8 vittime accertate (4 in Emilia Romagna e 4 ad Ancona). Tutte avvicinatesi al mondo del macrobiotico con la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. Fu così anche per quella che nel 2013 si presentò alla Questura di Forlì in stampelle, malnutrita e con un peso di poco più di 36 chili, per raccontare la sua esperienza nella psico-setta. Ci sono voluti 8 giorni per ripercorrere tutta la morsa psicologica di cui pensava di aver bisogno in un momento difficile della propria vita. Invece era stata soggiogata. Era diventata schiava di una vita di dogmi in cui aveva trovato la propria ragione di essere, mentre perdeva peso e il fisco deperiva. «Sono i giusti parametri di chi ha smesso con l’alimentazione dei medici che ci vogliono avvelenare» le dicevano gli altri adepti quando le analisi registravano l’emoglobina a livelli di guardia. Era l’inizio di un’indagine gigantesca avviata dalla Squadra Mobile di Forlì, passata nelle mani della Squadra Mobile di Ancona, diretta dal capo Carlo Pinto, e terminata oggi con la conferenza stampa presenziata dal Questore di Ancona Oreste Capocasa per illustrare quanto emerso. 

Video: Psico-setta macrobiotica: gli adepti erano schiavi

Il codice comportamentale e la dieta per guarire le patologie

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, chi si avvicinava all’associazione Upm (Un Punto Macrobiotico) abbracciava una filosofia di vita incentrata su una nutrizione che avrebbe dovuto pulire e depurare non soltanto il fisico ma anche l’anima. Il punto non era il cibo macrobiotico, di per sé sano e senza controindicazioni. Il problema era la condizione di indottrinamento mentale di chi era portato a credere ad una dieta in grado di guarire dalle malattie e che, all’ultimo stadio, si avvicinava al digiuno. Si poteva guarire dall’AIDS, dal diabete, dai mali articolari, fino anche dalla depressione. Per arrivare al traguardo, si doveva passare per 5 step graduali e progressivi. Si partiva dalla Ma.PI. 1 (dal nome del Maestro Pianesi) fino ad arrivare alla Ma.PI. 5 che consisteva in due pasti al giorno fatti di the e pochi grammi di crema di riso. E guai a porsi delle domande o avere dei dubbi sui metodi del Maestro: pena essere al centro del sospetto da parte dei membri dell’associazione o peggio l’umiliazione pubblica. Come quella volta in cui, durante un convegno, Pianesi, davanti alla platea, rimproverò una adepta che, colta dai crampi della fame, si assentò per un momento per andare a comprare qualcosa da mangiare nel punto macrobiotico più vicino. Non si poteva sgarrare di un minimo perché, nella mente di coloro che credevano ciecamente ai dettami della setta, in gioco c’era la salute del corpo e dell’anima. Da qui anche la necessità di un codice di comportamento etico fatto di ferree prescisioni: vietato farsi crescere barba e baffi, usare internet, ascoltare musica, truccarsi, vestirsi con abiti troppo colorati, andare in discoteca e la mattina scendere dal letto con il piede sinistro. In particolare le donne non potevano avere rapporti sessuali con altri uomini, ridere in maniera sguaiata e non dovevano lavarsi durante il periodo di ciclo mestruale. 

L’evasione e la condizione di schiavitù degli adepti 

Le 4 persone che nelle scorse ore hanno ricevuto l’avviso di garanzia non sono solo riferimento spirituale, ma anche capi di una struttura verticistica che vede Pianesi in cima, circondato dai suoi fidati. Al di sotto ci sono i capi zona, riferimento dei territori provinciali in tutta Italia. Infine i capi centro, cioè i titolari dei punti macrobiotici e dei ristoranti anche se, di fatto, le indagini non coinvolgono né le attività commericiali locali né direttamente i loro titolati. E’ però da lì che partirebbe il profitto di quella che si configura come un’associazione senza scopo di lucro, ma che, sempre secondo gli inquirenti, di fatto macinava affari d’oro. Come? Per la Polizia, i commercianti locali traevano profitto dalla ristorazione basata su manodopera gratuita, proprio perché fatta di uomini e donne votati alla causa del macrobiotico. Ma il denaro dell’attività commerciale non saliva fino ai vertici che, invece, guadagnava sull’acquisto delle derrate alimentari a favore di aziende vicine al guru. Ma soprattutto grazie alle donazioni di chi, ormai immerso nel settarismo, era arrivato a vendere beni immobili o a vestirsi alla Caritas per dare tutto alla “dottrina benefica” di Pianesi e al sogno di aprire una grande clinica della salute dove curare i mali delle persone con metodi alternativi alla medicina ufficiale. 

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