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Morì a 5 anni per un intervento alle tonsille, un esame avrebbe potuto salvare Serena

La piccina dopo l'intervento era stata dimessa ed era quindi tornata a casa. Ma la mattina dopo i genitori avevano chiamato il 118 a seguito di una emorragia alla gola che l'avrebbe soffocata

Durante l’operazione i medici hanno reciso un’importante arteria. Danno a cui si sarebbe potuto tentare di porre rimedio se, alla luce di un calo dell’emoglobina, fosse stato fatto un esame con il quale la lesione sarebbe stata riconosciuta per poi tentare di mettere in sicurezza la paziente. Sono queste le conclusioni della perizia medico legale a doppia firma Bededetto Vergari e Vittorio Emiliani sul caso della piccola Serena, la bambina anconetana di 5 anni morta il 18 febbraio del 2012 dopo aver subito un intervento alle tonsille all'ospedale pediatrico Salesi di Ancona. La piccina dopo l’operazione era stata dimessa ed era quindi tornata a casa. Ma la mattina dopo, intorno alle ore 6.30, i genitori avevano chiamato il 118 a seguito di una emorragia alla gola che l’avrebbe soffocata. Un caso che portò sotto inchiesta 2 medici chirurghi di Ancona a cui il pm aveva inizialmente contestato il reato di omicidio colposo, per poi chiedere l’archiviazione. Accolta dal Gip che, tuttavia, al di là di una responsabilità penale, riscontrò profili di criticità. Gli stessi che oggi trovano riscontro nella perizia stilata dai due medici bolognesi. Analisi che dunque riconosce l'errore medico e che peserà non poco nella causa di risarcimento del danno in sede civile, dove i genitori di Marina Magistrelli-3Serena sono rappresentati dall’avvocato anconetano Marina Magistrelli (in foto), che ha commentato:

«Altro che morte imprevedibile. Finalmente dopo 5 anni la verità sta venendo a galla. Adesso finalmente é tutto nelle mani di un giudice che deve decidere»

LA PERIZIA. Una decisione che dovrà tener conto dell’analisi peritale che spiega come “l’intervento di tonsillectomia è stato gravato da sfondamento della parete faringea e in secondo luogo la lesione di un tronco arterioso molto lontano dell’area chirurgica. Un intervento così invasivo ed emorragico, tanto da far perdere tre punti di emoglobina al primo emocromo di controllo post operatorio (diventati oltre quattro punti nei giorni successivi) avrebbero potuto sospettare una lesione di un tronco arterioso importante e dunque cercarla fino a trovarla, attraverso un’angiografia. L’angiografia avrebbe messo gli operatori in condizione di riconoscere la lesione in tempo utile, sebbene momentaneamente tamponata, acconsentendo cosi di mettere in sicurezza la bambina”. Dunque se non ci fosse stata quella lesione o se a quest’ultima fosse seguito un esame capace di rilevare una recisione netta di un importante vaso arterioso, Serena si sarebbe potuta salvare. 

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