Dalla Cina a Falconara: l'ombra del mercato nero sull'import di mascherine

Il figlio le importava, il padre le smistava, ma solo una piccola quota era destinata agli ospedali: 70mila pezzi requisiti dall’Agenzia delle Dogane dopo l’indagine della Guardia di Finanza

Foto di repertorio

Solo una piccola quota delle 90mila mascherine importate dalla Cina erano destinate davvero ai volontari e agli enti sanitari. Il resto, probabilmente, sarebbe finito nel mercato nero della Campania a prezzi gonfiati. E’ il sospetto degli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona che hanno condotto un'indagine preventiva coordinata dal tenente colonnello Giuseppe Romanelli, comandante del Gruppo Tutela Economia, in collaborazione con i colleghi bolognesi: così, l'Agenzia delle Dogane è riuscita a intercettare e requisire all’Interporto di Bologna il carico di mascherine importato da una ditta di Falconara attiva nel settore dell’antinfortunistica.

Dal raffronto tra le bolle preparate dalla società falconarese con gli ordini dei richiedenti, è emerso che solo 20mila mascherine erano state davvero prenotate: le chirurgiche, acquistate a circa 40-50 centesimi, sono state consegnate regolarmente, in donazione, a un’associazione della Protezione civile di Umbertide (Perugia), le Ffp3 (comprate a 2 euro circa e rivendute a 6-8 euro al pezzo) agli ospedali di Napoli e Caserta. Ma dalla documentazione ne figuravano molte di più, circa 70mila tra Ffp3 (21mila) e chirurgiche (49mila): questa quota irregolare di mascherine è stata requisita dall'Agenzia delle Dogane ed è stata già consegnata alla Protezione civile dell'Emilia Romagna per lo smistamento a vari presidi sanitari. 

A finire nei guai, un 43enne di Torre Annunziata (Napoli), residente ad Umbertide, titolare dell’impresa di Falconara: è stato denunciato per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Gli investigatori ora vogliono far luce sui rapporti tra l’indagato e il padre, un 68enne titolare di un’altra società che si occupa dell’intermediazione tra la ditta del figlio e i destinatari degli ordini. Si sospetta, infatti, che grazie a questi passaggi tra le due società i prezzi delle mascherine lievitassero per essere immesse nel mercato nero a 3,50-4 euro al pezzo, per quanto riguarda le chirurgiche, e fino a 25-30 euro per le Ffp3. 

LA NOTIZIA DEL SEQUESTRO: IMPRENDITORE DENUNCIATO 

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