Senigallia Facciamo Eco, crisi sanitaria: «Dov'è il riconoscimento al nostro ospedale?»

Il gruppo denuncia un mancato appoggio delle istituzioni alle strutture sanitarie locali e al reparto di rianimazione

Medici impegnati in rianimazione (foto di repertorio)

SENIGALLIA - Il comitato Senigallia Facciamo Eco, gruppo spontaneo cittadino nato in risposta al progetto di Ecodemolizioni Srl per la costruzione di un impianto per la gestione di rifiuti urbani e speciali non pericolosi sul territorio della città, fa sentire la sua voce in merito all’atteso riconoscimento mai arrivato dovuto all’Ospedale di Senigallia dopo l'emergenza sanitaria che ha coinvolto la struttura.  Lo scorso 25 aprile si parlava dell'inadeguatezza del reparto di rianimazione della cittadina: «la struttura del nostro ospedale non ci aiuta affatto - si legge nella nota  che riporta le testimonianze nel giorno della Liberazione - non essendo stata progettata per eventi di questo tipo. Una struttura completamente inadeguata ad accogliere questa tipologia di pazienti. Spostando mobili, carrelli, computer e materiali, liberando l’ambulatorio sito all’interno dei locali che funge anche da sala colloquio con familiari, destinando la sala di attesa a zona filtro, puntellando porte con carrelli onde impedire che si aprissero a finestre aperte, l’unico ricambio d’aria disponibile, attrezzando la centrale di controllo a zona svestizione, e quant’altro. Inoltre, ci era stato ordinato di allestire altri posti di intensiva nelle sale operatorie». E aggiungono: «Da queste parole si comprende tutta l’inadeguatezza della struttura della nostra Rianimazione e l’insufficiente numero dei posti di terapia intensiva. E nel rischio di una possibile seconda ondata di COVID19 il Decreto Rilancio del Governo chiede di allestire nuovi posti di terapia intensiva, ben cento nella nostra Regione. Ecco allora che dalla stampa apprendiamo che  i vertici della sanità regionale hanno stabilito in quali ospedali saranno nell’estate allestiti questi nuovi posti letto: Ancona, Pesaro, Jesi, Fermo e San Benedetto». 

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«L’ospedale degli “eroi” e degli “specialisti in Covid” - si legge nel comunicato - doveva essere potenziata e portata ad un pieno funzionamento anche a riconoscimento della sua fondamentale azione durante l’epidemia e per il grande numero di persone che serve sul territorio. L’ospedale la cui Rianimazione ha raccontato l’insufficienza della struttura e delle sue potenzialità per poter far fronte ad una possibile seconda ondata. Con una certa preoccupazione cominciamo a chiederci se davvero ci sia qualcuno in grado di far valere e tutelare le ragioni e i bisogni di una cittadinanza, quella senigalliese, che davvero non merita di essere l’unica dimenticata». 
 

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