Se chiude E'Tv Marche ci sarà una voce in meno, così ci perdiamo tutti

Di fronte all'ipotesi della chiusura della televisione E'Tv Marche, c'è da essere preoccupati e amareggiati per questo AnconaToday, solidale con i colleghi, va oltre ed esprime preoccupazione e rammarico

La Redazione di E'Tv Marche

Sono solidale con la redazione dei colleghi di E’Tv Marche sì, ma sarei solidale anche col mio vicino di casa dopo aver subito un furto alla macchina. Sarei solidale anche con lui dunque, ma in fondo non sarebbe successo nulla di irreparabile. Invece qualcosa di grave sta accadendo. Vorrei andare oltre e preferisco farlo, come sono abituato, con una riflessione che, spero, resti nella memoria. Anche per questo non mi farò un selfie con l’hashtag #Nonchiudetetvmarche, ma ci metto la firma. 

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Di fronte all’ipotesi chiusura della televisione E’Tv Marche, c’è da essere preoccupati e amareggiati. Sono preoccupato perché c’è una televisione libera che rischia di uscire dal mercato e questo non è solo un problema di chi ci lavora, é una questione che riguarda tutti. In primis chi ha sempre seguito il canale 12, che perderebbe un punto di riferimento nell’informazione anconetana e marchigiana. Ma ci perde anche chi non ha mai guardato un minuto di E’Tv. Perché? Chi si è sempre informato in altro modo, lo fatto anche contando su un mercato libero capace di garantire un’informazione plurale. E se, dopo il Messaggero, dovesse finire anche l’avventura di E’Tv, anche chi non ha una televisione in casa non potrà non preoccuparsi di fronte ad un fatto: intorno a lui ci saranno altri cittadini meno informati di come erano sempre stati abituati ad esserlo. E se c’è meno informazione, se c’è una voce di meno, se si spegne un megafono, ci sarà qualcuno che sentirà di meno rispetto ad altri o, nella migliore delle ipotesi, comincerà ad ascoltare lo stesso megafono di altri. Quando invece ognuno di noi dovrebbe rivendicare il diritto degli altri ad avere l’altra notizia, che contribuisce a quel pluralismo dell’informazione alla base di una sana democrazia partecipata. Al contempo sono amareggiato perché vedo amici in difficoltà, colleghi con cui ho avuto il piacere di lavorare fianco a fianco nelle prime linee dei fatti di cronaca più dura. Perché un giornalista esiste fintanto che esiste la sua reputazione. E allora non ho dubbi: se l'editore di E’Tv non sembra più interessato al settore televisivo, si mette in crisi un gruppo di giovani giornalisti reputati seri e professionali dai più. La serietà e la professionalità di cui ogni giornalista ha bisogno ogni qual volta appone la sua firma su un articolo. Quella di cui rischiamo di rimanere tutti orfani.

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