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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca

Scoperto presunto traffico illecito di uccelli da richiamo: 6 denunciati tra Marche, Romagna e Friuli

Sequestrati 505 uccelli da richiamo di provenienza illegale. I sei indagati rischiano le pene previste per i reati di ricettazione, furto aggravato, alterazione di sigilli di Stato e reati venatori

ANCONA - Sulle Marche cala l’ombra del bracconaggio di uccelli da richiamo. Infatti le indagini condotte da parte dei Carabinieri Forestali hanno consentito di effettuare perquisizioni personali e locali su sei persone, tra cui tre allevatori e commercianti di uccelli da richiamo per l’attività venatoria, residenti nelle province di Pesaro-Urbino, Forlì-Cesena e Udine. Al momento tutti gli indagati rischierebbero pene per i reati di furto aggravato ai danni dello Stato, ricettazione, alterazione di sigilli di Stato, uccellagione e detenzione illegale ai fini commerciali di fauna selvatica.

Le indagini

Un lavoro, quello dei Carabinieri Forestali, di oltre un anno per risalire ai soggetti coinvolti a vario titolo nel traffico illegale e per poter raccogliere le prove necessarie a smascherare il giro di bracconaggio. Le indagini hanno consentito di portare alla luce un vasto presunto traffico di uccelli da richiamo di provenienza illegale. Secondo l’ipotesi accusatoria i volatili venivano, infatti, catturati in natura durante il periodo della migrazione per poi essere regolarizzati con apposizione di anelli infilati di forzata nelle zampe provocando anche lesioni agli arti. Nel corso delle operazioni sono stati posti sotto sequestro anche alcuni uccelli privi di anello identificativo che erano in attesa dell’apposizione illegale. Il presunto traffico rendeva agli indagati diverse migliaia di euro. Dalle indagini è emerso che nel periodo della migrazione, in una nottata, i bracconieri potevano catturare con reti e richiami elettronici decine di uccelli che venivano poi rivenduti ai cacciatori, una volta legalizzati con gli anelli apposti in maniera fraudolenta, a prezzi ragguardevoli che, a seconda della tipologia di richiamo, potevano arrivare a 180 euro per i merli, a 200 euro per i tordi bottacci, ed a un prezzo ancora più elevato per le cesene. Per comprendere il volume d’affari collegato alla presunta attività illecita, basti pensare che uno degli indagati, nel corso delle intercettazioni telefoniche, ha addirittura affermato: «abbiamo fatto 600 una volta», riferendosi al numero di uccelli catturati in una sessione di uccellagione. 

Il sistema

Quello smascherato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Urbino attraverso l’attività di indagine portate avanti dai Carabinieri Forestali si è rivelato essere un sistema ben articolato e organizzato, composto da soggetti che avevano mansioni ben specifiche: alcuni con il compito di eseguire le catture illegali durante le ore notturne e altri, vari allevatori e commercianti, che invece regolarizzavano gli uccelli con falsi anelli identificativi attestanti la nascita in cattività, spesso poi acquistati da cacciatori del tutto ignari delle illegalità commesse a monte della vendita. Le perquisizioni nei confronti del commerciante residente in provincia di Pesaro e Urbino sono state eseguite dai Carabinieri Forestali del Soarda, del Nucleo Carabinieri Cites di Ancona e della Stazione Carabinieri Forestale di Urbino. 

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