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Cronaca

Cadavere mutilato trovato nel fiume: nessun elemento che lo colleghi ad Andreea

Il cadavere, privo della testa, è stato rinvenuto lunedì sulle rive del Po a Occhiobello, in provincia di Rovigo. I primi accertamenti avallerebbero l'ipotesi di una morte recente

ROVIGO - Il corpo ritrovato sulle rive del fiume Po, all'interno di un borso adagiato tra l'acqua bassa e l'argine, sarebbe di una giovane donna di carnagione bianca. È quanto è emerso dai primi accertamenti svolti sul cadavere rinvenuto lunedì nei pressi di Occhiobello, provincia di Rovigo. I primi esami avallerebbero l'ipotesi di una morte recente.

Il corpo è stato notato tre giorni fa da un dipendente dell'Agenzia interregionale per il Po. Le acque del fiume, nel Rodigino, si sono ritirate e parte del letto del fiume è diventato visibile. E proprio in quel contesto l'altro ieri è affiorato qualcosa: un cadavere nascosto dentro un borsone. Allo stato attuale non ci sono elementi che colleghino il cadavere ad Andreea Rabciuc, la giovane romena scomparsa da oltre 25 giorni dalle campagne di Castelplanio. Per ora ci si può muovere soltanto nell'ambito delle ipotesi: il corpo è stato trovato decapitato e senza mani. Andreea aveva dei tatuaggi sulle dita ed i capelli blu, segni caratteristici che avrebbero potuto far identificare immediatamente la vittima. Inoltre anche l'età combacerebbe con quella del cadavere. Basta questo per collegare i due casi? Certo che no, anche perchè la giovane romena ha svariati tatuaggi in tutto il corpo, non riscontrati invece nel corpo ritrovato all'interno del borsone. Si riaccende quindi la speranza di ritrovare Andreea ancora in vita. 

Testimonianze, dubbi ed ipotesi: che fine ha fatto Andreea Rabciuc?

Il corpo trascinato dalla corrente con l'ultima piena?

Chi ha ridotto quel corpo in quelle condizioni? Le indagini si annunciano difficili. Secondo le prime ipotesi la sacca sarebbe stata gettata in acqua a monte del fiume, impossibile stabilire da dove, e trascinata fino in Polesine con l'ultima piena del fiume, dunque tra ottobre e novembre. Si indaga ad ampio raggio nelle province di Rovigo, Padova, Ferrara, Modena e Mantova, dice il colonnello Emilio Mazza, comandante provinciale dei carabinieri di Rovigo. Il fatto che il borsone sia stato gettato altrove rispetto al punto in cui è stato rinvenuto complica non di poco le indagini perché impedisce di cirscocrivere un'area interessata dagli accertamenti. 

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