La scelta di alcuni albergatori, «Noi non accogliamo gli sfollati»: ecco perché

Girando per le macerie di Arquata, si incontrano poche strutture alberghiere aperte e operative, pronte ad accogliere clienti e quindi, perché no, anche gli sfollati. Ma non è così per una precisa scelta

Le roulotte degli sfollati a Pretare, Arquata del Tronto

Sono un centinaio gli sfollati accampati nelle tende e nelle roulotte di Arquata del Tronto. La maggior parte di chi è rimasto senza casa ha accettato la proposta ministeriale di sistemarsi nelle strutture ricettive, alberghi e abitazioni private, lungo il litorale marchigiano soprattutto a San Benedetto del Tronto e ad Ascoli città, resesi disponibili ad accogliere i terremotati. Ma c’è anche chi è rimasto ad Arquata. Chi ha preferito dormire nell’umidità di una tenda riscaldata, si fa per dire, da piccoli termosifoni elettrici. C’è chi ha preferito farsi venire una bronchite pur di svegliarsi nell’abbraccio di quelle montagne che per decenni hanno cullato un’intera comunità, oggi colpita nella sua spina dorsale da quando la terra ha tremato in tutto il centro Italia lo scorso 24 agosto, distruggendo la frazione di Pescara del Tronto

Eppure girando per le macerie di Arquata, si incontrano poche strutture alberghiere aperte e operative. Pronte ad accogliere clienti e quindi, perché no, anche gli sfollati. A maggior ragione loro, che sono compaesani di chi non ha più una casa o peggio, non ha più un figlio o un genitore e che potrebbero offrire una camera da letto con tutti i confort, a due passi dalla zona rossa di Pescara e Pretare (le due frazioni di Arquata). Eppure quelle stanze d’albergo restano vuote, per una precisa scelta di chi ha deciso di parlare con noi di AnconaToday a patto di restare anonimo. «Noi non ci fidiamo del sistema» ha detto il proprietario di un albergo dell’hinterland ascolano, vicino ai luoghi più disastrati. A lui è stato chiesto se fosse disponibile ad accogliere alcuni sfollati, ma ha risposto di no. Perché non si fidano del sistema di rimborso. Non si fidano dello Stato. Infatti, conti alla mano, un albergatore che decidesse di ospitare i terremotati percepirebbe 35 euro a persona con la garanzia, secondo le nuove normative, di avere una liquidazione non oltre i 40 giorni successivi dalla precedente. «Ma lei ci crede che ti pagano dopo 40 giorni? Si sa come funzionano queste cose dopo». Pur ammesso che i pagamenti fossero puntuali, un albergatore dovrebbe garantire vitto, alloggio, lavanderia e servizi personali per 35 euro al giorno a testa. Rimborso su cui il commerciante, alla fine, emette anche fattura e paga le tasse. Cosa rimane? Secondo chi ha detto “No grazie” solo le briciole.

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E allora qualcuno preferisce evitare di mettersi in casa gli sfollati per restare in attesa di tempi migliori, in cui magari possano ricominciare a farsi vedere dei clienti. Quelli veri, che di solito arrivano in massa sulle vette arquatesi per la fioritura stagionale, per godersi la montagna e fare parapendio. Quelli che pagano meglio e subito. Anche se si fa fatica a pensare che ci siano turisti disposti a soggiornare proprio ora ad Arquata, dove dietro ogni curva, da Pescara a Borgo, da Pretara a Montegallo, ci si deve fermare di fronte ad una casa sventrata, le cui macerie hanno trasformato la carreggiata in una corsia a senso unico alternato. In realtà i clienti arriveranno più presto di quanto non si pensi spiega un imprenditore: saranno gli operai, i tecnici, gli ingegneri e tutto il personale delle ditte incaricate della ricostruzione ad aver bisogno di una stanza di albergo. Saranno loro ad occupare le stanze libere di oggi. Un peccato perché qualche albergatore pronto a fare un sacrificio ci sarebbe pure stato. Ma il rischio di non starci con le spese è troppo alto. Gira pure voce che qualcuno in Abruzzo, dopo aver accolto i terremotati, sia pure fallito. 

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