Cronaca

Salvo Sottile al festival del giornalismo, "Le storie di cronaca ci toccano da vicino"

Salvo Sottile, che ha cominciato la carriera scrivendo articoli di cronaca nella Palermo di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ha parlato della sua esperienza di giornalista nella cronaca nera e giudiziaria

Salvo Sottile al Festival del Giornalismo di Inchiesta di Osimo (foto di Massimiliano Monti)

Forse basterebbe citare l'articolo 21 della Costituzione per ricordare l'importanza della libertà di stampa e del diritto di cronaca. Ma ieri  sera ad Osimo Salvo Sottile, cronista di razza e attuale presentatore del programma tv Linea Gialla, ha detto che raccontare fatti di cronaca: “Serve due volte. Non solo per raccontare storie di persone come chiunque di noi, ma anche per dare voce a chi la voce non ce l'ha”. Sottile, che ha cominciato la sua carriera scrivendo articoli di cronaca nella Palermo di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone e delle stragi di mafia, ha spiegato il perchè gli italiani sono così affascinati dai casi di cronaca, utilizzando la metafora di un temporale visto dalla finestra. La cronaca rappresenta il male, ma è il male di storie che ci toccano da vicino perchè hanno come protagonisti persone come noi. Ci immedesimiamo. E allora ieri, nella serata organizzata dai ragazzi dello Ju Ter club di Osimo e Circolo +76 Dino Latini, sono stati rievocati tanti i casi che hanno cavalcato le cronache degli ultimi anni, da Novi Ligure a Cogne, da Perugia ad Avetrana, passando per casi meno noti e mai risolti come quello di Sergio Isidori, che aveva 5 anni quando è scomparso a Villa Potenza il 23 aprile 1979. Tutte storie che potrebbero essere le nostre storie.

Ma quando un cronista segue le fasi dibattimentali di un processo o va sul luogo di un incidente o si lancia nei pressi di un incendio lo fa per raccogliere prove, testimonianze e elementi che potrebbero servire anche allo scopo di risolvere casi. Non è così inusuale che un giornalista aiuti le forze dell'ordine con le proprie indagini. E Sottile con la sua esperienza, con i mezzi della televisione e con un magistrale lavoro d'inchiesta, ha parlato del caso di Valentina Salamone, giovane trovata impiccata  ad una trave di un capanno del catanese. Proprio Sottile con i suoi collaboratori sono riusciti a far venire alla luce una serie di magagne che hanno caratterizzato le indagini della polizia giudiziaria, ottenendo la riapertura del caso da parte del pm che ha scoperto che c'era un omicidio dietro quello che, fino a quel momento, era stato archiviato come un suicidio.

Ma la cronaca non è giusta in quanto tale. Ci sono dei limiti da non travalicare, oltre i quali, non solo si violano le regole etiche del giornalismo, ma si smette di fare cronaca e si comincia a fare del voyerismo. “Non credo che il pubblico sia rapito dalla cronaca nera e non credo che ci sia tutta questa domanda di cronaca. Il pubblico non è stupido, sa quali sono i programmi che la cronaca la fanno bene  e quelli che la fanno male, e per fortuna c'è il telecomando” ha detto Sottile quando gli è stato chiesto se non ci fosse un particolare interesse degli italiani ai fatti di nera. Di certo grande interesse e partecipazione c'è stata ieri sera da parte del pubblico, che ha incalzato con domande e riflessioni Salvo Sottile per almeno mezz'ora al termine della serata.

Un interesse che conferma quanto detto da conduttore del programma in onda su La 7: “Sono storie che ci toccano da vicino” ha ribadito Sottile. Ecco perchè ogni volta che un cronista perde ore per seguire le fasi calde di un processo, seguire le indagini delle forze dell'ordine, scovare e intervistare possibili testimoni, rintracciare carte e documenti utili per ricostruire i fatti, si fa testimone della vita di un paese.

Per la foto si ringrazia Massimiliano Monti

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