Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Il parapendista salvato da un pescatore in apnea: «Non chiamatemi eroe»

L'uomo era caduto in mare dopo aver calcolato male le misure dell'atterraggio. A salvarlo un pescatore che in quel momento si trovava in apnea

Foto di repertorio

ANCONA - «Stavo pescando in apnea a poche decine di metri da dove il ragazzo è atterrato, in zona Sassi Neri. A quel punto l'ho aiutato a respirare e riprendere le proprie forze. Su una cosa però voglio essere chiaro: non sono un eroe, ho fatto quello che chiunque avrebbe fatto in quel momento». Sono queste le parole del pescatore che nella giornata di ieri ha salvato la vita di un parapendista, caduto nelle acque anconetane a circa 70 metri dalla riva. L'uomo ci ha raccontato quegli attimi concitati, dall'atterraggio sbagliato, alle difficoltà a liberarsi fino al salvataggio e l'arrivo della capitaneria di porto di Ancona.

«Quando ho visto il ragazzo ho notato che teneva la testa fuori dall'acqua e faticava perchè aggrovigliato ai cordini del parapendio. Inoltre la parte galleggiante della vela lo costringeva in posizione prona, rendendogli molto difficile prendere aria e chiedere aiuto. In quelle condizioni mi ha detto lui stesso che sarebbe resistito ben poco. A quel punto ha attirato la mia attenzione e quella di un signore che stava in quel momento prendendo il sole sulla riva, pronto anche lui a tuffarsi in caso di necessità. Io ho abbandonato i fondali dell'area, che stavo perlustrando, l'ho raggiunto e l'ho sostenuto per farlo respirare. Mi sono aiutato con le mani e con il coltello, che porto sempre al braccio quando mi immergo, poi l'ho aiutato a liberarsi e guadagnare faticosamente la riva».

Tutto questo il pescatore lo ha fatto in pochi minuti, salvando la vita al parapendista in attesa dell'arrivo della capitaneria di porto: «Dopo essermi sincerato che stesse bene sono tornato a pescare nella zona; dopo 5-10 minuti è arrivato l'elicottero, poi la motovedetta ed un gommone dei soccorsi. A quel punto li ho raggiunti dicendo che il ragazzo si trovava a riva e stava bene. Loro mi hanno ringraziato ed io sono andato via». Vietato però chiamarlo eroe: «Ci tengo a precisare che non voglio prendermi il merito di nulla perchè ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque al mio posto. Non sono un eroe perchè non ho minimamente rischiato la vita per salvare la sua. Ero soltanto nel posto giusto al momento giusto e nelle migliori condizioni per prestare quel tipo di soccorso, anche lui è stato molto fortunato. Purtroppo con il mare non si scherza: se si è in pericolo di vita, l'aiuto ti deve essere dato il più presto possibile, perchè molte volte, anche se viene dato l'allarme, i soccorsi ci mettono troppo tempo ad arrivare».

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