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Cronaca

Parla Sabrina, anni di botte e prigioniera di un incubo: «Picchiata con la stampella per aver messo i leggins»

Picchiata con una stampella per aver indossato dei leggins, poi sbattuta contro una porta a vetri. Sabrina ha portato il suo incubo su Rai 2, nella trasmissione “I fatti vostri” condotta da Salvo Sottile

ANCONA - Picchiata con una stampella per aver indossato dei leggins, poi sbattuta contro una porta a vetri. Sabrina ha portato il suo incubo su Rai 2, nella trasmissione “I fatti vostri” condotta da Salvo Sottile. Una scelta per far conoscere la sua storia, ma soprattutto per invitare le donne vittime di violenza a denunciare gli aguzzini e a difendere la propria dignità. Accompagnata dall’avvocato Alessia Bartolini, che nel processo penale l’ha rappresentata come parte civile, Sabrina ha ripercorso le tappe di quella che sembrava una love story ma che era un concentrato di botte, minacce e bugie. «Ci siamo conosciuti quando avevo 14 anni, poi ci siamo ritrovati a inizio del 2015. Sembrava che tutto filasse liscio finché non è arrivato un mandato di cattura nei suoi confronti- ha raccontato la donna- lui sosteneva fosse per un furto, ma dagli atti scoprii che era per stalking e lesioni verso la sua ex. Chiesi spiegazioni ovviamente, ma lui disse che quella donna era una pazza». 

«Non potevo vestirmi come volevo»

«In realtà lui aveva la mania di controllarmi, mania che sfociava in pugni e schiaffi. Il motivo? Potevo mettermi solo la tuta, non truccarmi e anzi, vestirmi solo come diceva lui. Non ero neppure libera di andare al lavoro- racconta la donna- ho parlato con lui, ma diceva che era tutto frutto della mia immaginazione». 

Il distacco provvisorio

«Decisi di staccarmi da lui e andai in una casa protetta dopo una prima denuncia nei suoi confronti. Dopo 3 mesi uscii dal programma di protezione, lui si è rifece vivo e io ci cascai di nuovo- continua Sabrina-  ci siamo trasferiti, sembrava andasse tutto bene. Durante i lavori sul terrazzo disse che aveva ordinato delle telecamere per verificare la presenza di eventuali ladri, ma durante una litie mi confessò che servivano in realtà a controllare me. Infatti se tardavo di 10 minuti, puntuale arrivava la sua chiamata».

Il circolo vizioso e l’episodio clou 

«Con la scusa di curarsi i denti sparì in Croazia, poi riuscì a contattarmi di nuovo e, piangendo, minacciò il suicidio se non l’avessi perdonato». Ma non era cambiato nulla. «In quel periodo chattava con altre donne, io fui reclusa per tre giorni in una camera senza poter andare in bagno perché lui “aveva da fare” sui social. Quando tornavo da lui era come entrare in un circolo vizioso dove iniziavo a pensare che quella sbagliata ero io, ma non era così». Al ritorno dalla Croazia, l’uomo vide Sabrina con un paio di leggins: «Mi ha detto “ma come ti sei vestita? Chissà quanti uomini hai portato a casa quando non c’ero io”- racconta la donna- avevo una stampella, perché avevo subìto una distorsione, e quella è diventata l’arma contro di me. Ha iniziato a colpirmi prima sul tutore, poi mi ha preso a pugni e sberle fino a scaraventarmi contro una porta facendo romepre il vetro. Sì, in quel momento ho visto la morte in faccia». La salvezza di Sabrina era nel telefonino che aveva nascosto: «Diceva che se i bambini fossero tornati avrebbero visto che papà uccideva la mamma e l’avrebbe rimandata a pezzi in Lombardia, io sono riuscita a recuperare il cellulare e a chiamare il 112 per poi tenerlo attivo in tasca. La centrale operativa ha sentito le urla e anche i rumori della vetrata rotta. La pattuglia è arrivata e lui è stato arrestato». Ora, spiega l’avvocato Bartolini, l'uomo si trova in carcere: «C’è stata una sentenza di condanna in primo grado con rito abbreviato di 2 anni, 10 mesi e 40 giorni oltre a un risarcimento di 20mila euro- spiega il legale- il giudice ha convalidato l’arresto il giorno successivo e ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere». 
 

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