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Cronaca

Ristorazione nel mirino, rispondono i dipendenti: «I giovani vogliono lavorare, non essere sfruttati»

La polemica degli ultimi giorni impazza un po’ ovunque e passa di bocca in bocca, nell’ambiente della ristorazione e tra comuni cittadini. Da una parte i ristoratori che faticano a trovare personale per la stagione, additando i giovani come sfaticati. Dall’altra i diretti interessati che insorgono portando alla luce le loro testimonianze

ANCONA - Millequattrocento euro al mese di stipendio per tredici ore di lavoro al giorno, sette giorni su sette. A conti fatti sono meno di 4 euro all’ora. E’ quanto racconta Tommaso, cuoco poco più che ventenne che dopo le terribili esperienze collezionate nell’inferno delle cucine delle attività stagionali ha deciso di rimettersi sui libri. E adesso frequenta la Facoltà di Scienze Biologiche ad Ancona «anche se con grande rammarico ho dovuto abbandonare un lavoro che amavo - racconta - e per cui ho studiato all’Alberghiero». Esperienze traumatiche vissute anche da Desirèe, cameriera ventiduenne che di stagioni ne ha fatte molte nonostante la giovane età: «ho iniziato che avevo 16 anni - racconta - al massimo mi pagavano 5 euro all’ora. In un posto addirittura 2,50 euro». 

Turni massacranti 

In cucina dalle 9 del mattino alle 15. Poi di nuovo dalle 17,30 a mezzanotte. In alcuni casi anche fino alle 2. «Senza giorno di riposo - spiega Tommaso - nella migliore delle ipotesi mi davano un servizio. Ma quella non era vita». Per non parlare dei ritmi forsennati: «in un posto ero addirittura da solo in cucina - continua - e il titolare pretendeva di fare un centinaio di coperti a servizio. Ma era impensabile». Fino ad arrivare all’assurdo: «una volta sono incappato in un ristoratore che non mi ha neanche pagato» afferma il ragazzo. C’è da dire che questo è un caso del tutto eclatante, più unico che raro, che assolutamente non entra nella media. Ma, purtroppo, nel calderone di un settore che ultimamente ha subito vari scossoni, può succedere anche questo. «Ho lavorato in almeno una decina di ristoranti stagionali - riprende Desirèe - e sono state tutte esperienze negative. Tanto che ho rinunciato. Ora lavoro in un ristorante aperto tutto l’anno e mi trovo bene». 

Lo scenario

Il mondo della ristorazione è assai variegato e ovviamente, come in tutto il mondo delle imprese, c’è chi rispetta le regole e chi no. Questo è chiaro. Ma i giovani lavoratori del settore, spesso additati come sfaticati, non ci stanno ad essere marchiati in questo modo. «Non è vero che non vogliamo lavorare - ribatte Desirèe - semplicemente non vogliamo essere sfruttati». Il dibattito, dunque, è più acceso che mai. E la stagione in arrivo si presenta alquanto problematica per i tanti ristoratori lanciati nella disperata ricerca di personale. I cartelli sono affissi sulle vetrine delle attività, ma le telefonate si contano sulle dita di una mano.

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