Luci accese per una sera, poi le chiavi al sindaco Mancinelli: «Così non si può riaprire»

I titolari di bar e ristoranti, riuniti in un gruppo Facebook regionale, aderiranno al flash mob "Risorgiamo Italia" per chiedere chiarezza e sostegno: «Stop alle tasse o chiuderemo»

Foto Ansa

Riaprono bar e ristoranti, ma solo per un giorno e in maniera simbolica. Il vero debutto sarà dal 1° giugno, come disposto nel nuovo Dpcm annunciato dal premier Giuseppe Conte. Quello di domani sera (28 aprile 2020), invece, sarà un flash mob organizzato dal Mio (Movimento Imprese Ospitalità), intitolato Risorgiamo Italia. L’appuntamento è per le ore 21: molti gestori di locali anconetani aderiranno all’iniziativa, dopo aver costituito un gruppo Facebook (Baristi e Ristoratori uniti delle Marche) con tanto di chat su Whatsapp.

Accenderanno le luci, apparecchieranno un tavolo, ma senza poter ricevere clienti: lo faranno solo per far sentire la propria voce. Il secondo atto sarà mercoledì mattina (29 aprile), quando baristi e ristoratori consegneranno le chiavi dei propri locali alla sindaca Valeria Mancinelli , in modo simbolico: non una protesta, ma una richiesta d’aiuto per far sì che le loro istanze arrivino sui tavoli nazionali. Richieste che sono racchiuse in un documento sottoscritto dagli operatori, destinato alla Regione e ai vari Comuni marchigiani. «A queste condizioni non possiamo riaprire - sintetizza Giovanna Burattini del Bar del Pinocchio, amministratrice del neonato gruppo Facebook -. Il nostro non è un atto ostativo, ma una preghiera che rivolgiamo alla sindaca: i locali sono nostri, ma appartengono a tutti, alla città. Non possiamo pensare di riprendere le attività senza informazioni certe e senza un sostegno: se le condizioni permangono queste, conviene restare chiusi perché saremmo costretti a licenziare». 

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Questo il contenuto della lettera che verrà consegnata alle istituzioni dai Baristi e Ristoratori uniti delle Marche. «Alla luce delle prossime restrizioni che saranno obbligatorie per la riapertura dei locali pubblici nella fase 2 legata al Coronavirus, noi addetti del settore ristorazione delle Marche, riuniti in un unico gruppo, ci siamo rivolti agli organi amministrativi competenti comunali, regionali e statali chiedendo alcune tutele. Abbiamo chiesto infatti di intervenire direttamente sull'affitto, magari tramite un credito d'imposta ai proprietari degli immobili estesi agli affitti di ramo d’azienda; bisogna anche mantenere la Cig per i dipendenti e il sussidio Inps per le partite iva almeno fino al 31 dicembre. Chiediamo poi che ci sia un congelamento di tutte le tasse, da pagare in forma rateizzata ma dal gennaio 2021, oltre all'annullamento di tutte le tasse delle bollette per le utenze e altre imposte comunali come la Tari e la Tosap. Altra cosa che riteniamo indispensabile è la sospensione immediata dei mutui sulla prima casa per i titolari di partita Iva o ditta individuale e per i lavoratori dipendenti in cassa integrazione. Inoltre, si dovrebbe concedere una parte di liquidità a fondo perduto, viste le difficoltà riscontrate nell'arrivare al prestito garantito dallo Stato. Servono, infine, maggiore chiarezza e fattibilità riguardo le disposizioni sulla sanificazione degli ambienti, così come sulle misure di distanziamento sociale, ai quali andranno abbinati dei contributi a fondo perduto per le spese relative agli adeguamenti per rispettare queste misure, che al momento rappresentano la nostra principale preoccupazione. Se queste istanze non dovessero essere accolte, costringendoci a rinunciare alla quasi totalità del nostro fatturato, verremmo di fatto messi nella condizione di non riprendere le nostre attività lavorative già devastate dall’emergenza Coronavirus». 

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