Cronaca

Rischio abbandono dopo il terremoto, la battaglia di Sgarbi: «A Natale visitate le Marche»

«Ho anche stretto un accordo con il Comune di Osimo per smontare la mia mostra e, entro Natale, mettere al suo posto le opere dei musei di Sarnano e di Montefortino colpiti dal terremoto» ha detto il critico d'arte

Vittorio Sgarbi sui luoghi del terremoto

Le conosce bene le Marche lui che è stato sindaco di San Severino Marche negli anni '90 e assessore alla Rivoluzione del comune di Urbino nel 2014. Ma soprattutto, dopo il terremoto del 24 agosto, è arrivato in visita nelle Marche per verificare lo stato dell'arte. Per questo noi di AnconaToday abbiamo intervistato l'illustre critico d'arte di fama nazionale Vittorio Sgarbi. Per suo conto, domani tornerà nelle Marche Sauro Moretti, il braccio destro di Sgarbi al quale riferirià le condizioni delle opere d'arte e architettoniche nelle zone terremotate. Il tutto in vista di un altro appuntamento, fra due settimane, quando Sgarbi verrà di persona nelle Marche per controllare il proseguo del recupero dei beni artistici.

Professor Sgarbi in generale la situazione nelle Marche non è delle più felici dopo i terremoti di ottobre. Concorda? «A Camerino, San Severino e Tolentino, il danno è più alto di quanto non dicano i giornali, mentre in aree come la provincia di Pesaro e Ancona è inesistente. Si dice Marche, ma in realtà il terremoto ha risparmiato alcune zone importanti sotto il profilo culturale. Per questo stiamo negoziando con la Regione per uno spot televisivo che inviti gli italiani ad andare nelle Marche per le vacanze di Natale. Naturalmente evitando le zone a rischio, ma credo che oggi anche comuni come San Severino e Camerino, dove ci sono opere importanti, si possano visitare senza problemi. Tutto il resto, e penso a Pesaro, Urbino, Osimo, Loreto, Senigallia, é stato risparmiato dal sisma, per cui sarebbe grave se questa parte delle Marche fosse rigettata dai visitatori. Occorre una comunicazione efficace perché se c’è qualcuno che ha pensato di venire in vacanza qui non diserti».

Quindi Sgarbi lancia un monito: venire a visitare le Marche della cultura e dell’arte perché il cuore storico di questa regione è vivo, pulsa e oggi più che mai ha bisogno di linfa per ridare vita a quelle arterie occluse dalle macerie del terremoto. E proprio in questi giorni Sgarbi è in contatto con il Presidente delle Marche Luca Ceriscioli mentre coinvolgeva i comuni di Urbino, Loreto, Osimo «che sono anche delle importanti cattedrali». Ma a Camerino lei ha detto che ci sono opere importanti, a quali si riferisce e in che stato sono? «Le opere più importanti in questo momento sono a New York alla mostra di Valentin de Boulogne, che è un Caravaggio Francese. Erano due capolavori andati via qualche giorno prima del terremoto del 26 ottobre. E per fortuna, perché erano proprio nella chiesa dove è crollato il campanile». Intende quella di Santa Maria in Via? «Proprio quella. Comunque mi pare che nelle Marche, tutto quello che doveva essere messo in sicurezza, è stato portato via». Infatti Vigili del Fuoco e Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico, solo tra Visso, Caldarola e Sarnano sono riusciti a mettere in salvo 300 opere d’arte. «Per questo dico che mi pare che sia stato fatto quanto necessario. Tra l’altro lei cita Sarnano che rientra in un accordo che io ho stretto con il Comune di Osimo dove c’è la mia mostra. Infatti, invece di prorogarla fino a gennaio, ho deciso di smontarla il 20 novembre così, forse per Natale, ci porteremo le opere dei musei di Sarnano e di Montefortino». 

Senta ci sono molte persone solidali che stanno aiutando nella raccolta di beni, come nella raccolta fondi. Ma cosa si può fare per le bellezze architettoniche e le opere d’arte? «No. Meglio che lascino perdere. Ci sono persone che vogliono aiutare con dei denari e possono metterli ovviamente, però su monumenti importanti come chiese e cattedrali deve agire lo Stato. Non perché l’intervento del privato non sia utile ma perché l’intervento dello Stato, sui casi più rilevanti, è inevitabile, per cui tanto vale che il privato vada a sostenere il restauro di quadri o opere più piccole che rischiano di essere dimenticate». A proposito di chiese e rischio abbandono, le due cose vanno a braccetto in tutta la regione se pensa che ci sono ancora diverse chiese off limits, fino alla provincia di Ancona. Una delle più rilevanti è la collegiata San Pietro Apostolo di Monte San Vito o la chiesa di San Domenico in piazza del Papa (intervento in itinere). Poi c’è tutta la zona del cratere. Che fine fanno questi edifici religiosi? «Eh lo so. E’ una tragedia. Anche perché questo Stato non è solerte anche se alla fine i soldi li mette. Lei pensi che questa cosa l’ho verificata nella mia città che è Ferrara, dove dopo il terremoto del 2012, sono ancora chiuse tutte le chiese. Dopo un mese, lì i privati hanno messo a posto le case mentre dopo anni ancora c’è da sistemare le chiese». Insomma lei non la vede bene. «Sono pessimista, specialmente se i danni non sono gravi. Cioè dove c’è stata la tragedia credo che daranno un segnale forte perché c’è da ricostruire tutto, mentre nelle situazioni di danno minore bisogna sbattersi per avere i fondi e si finisce come Ferrara: tutte le chiese chiuse». Dunque cita spesso Ferrara Sgarbi e spiega che il suo non è odio per la sua città, amore deluso. Ed evidenzia come, paradossalmente, rischiano di finire nel dimenticatoio le opere lievemente lesionate invece che gli edifici distrutti. Quando parla di tragedie si riferisce ad Arquata del Tronto dove ci sono stati 50 morti ed è stata salvata la sindone. «La conosco bene la Sindone della chiesa di San Francesco d’Arquata, ma mi faccia dire che lì nell’ascolano sono due le cose importanti da preservare: Castel Di Luco, che è privato ed è un’architettura meravigliosa su cui occorra che lo Stato intervenga rapidamente per aiutare i privati che hanno questa struttura del XII secolo e il santuario di Capodacqua per cui ho mobilitato un pool di esperti che vede in campo comune di Urbino, Panorama e Fai, per soccorrere questa chiesa molto bella».

Ma questo di cui parla è un processo reversibile o le Marche delle opere d'arte non torneranno mai quelle di prima? «Gli interventi in Italia sono sempre di ricostruzione perché i terremoti sono stati tanti e la prevenzione è una balla. Hanno fatto prevenzione tra agosto e ottobre a Norcia e non è servita a niente perché se arriva il terremoto di magnitudo da 6 in su butta giù anche le strutture di sostegno. Solo per gli edifici nuovi puoi pensare alla prevenzione». Quindi sì o no? Dobbiamo dunque accettare che i terremoti ci portino via i nostri pezzi d’arte e storia? «Sì. Bisogna solo ricostruirli bene ed è stato fatto in tante occasioni. Infatti il vero pericolo è per gli affreschi su cui non si può intervenire a posteriori». Però a volte in Italia ci sono le risorse, ma manca la volontà di fare le cose. «Lo hanno fatto ad Assisi, lo hanno fatto a Venezia quando è crollato il campanile di San Marco, per il porte di Bassano. L’Italia  è piena di opere ricostruite. Si può fare anche nelle Marche». 

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