Medico e marine, l’uomo che fa volare Icaro: «Siamo forze speciali del soccorso»

A tu per tu con il responsabile del servizio di elisoccorso del 118, che racconta come e perché è nata la tecnica di soccorso in stile Special Forces

Germano Rocchi

«Il mio primo intervento? Fu una bufala, dissero che c’era stato un incidente in moto sulla superstrada ma era solo uno scherzo». Da quel giorno di inizio anni ’90 Germano Rocchi non si è più fermato e gli interventi salvavita che ha portato a termine, molti dei quali arrivati dal cielo, sono difficili da quantificare. Rocchi, originario di San Ginesio, è il responsabile del servizio di elisoccorso del 118 attivo su Marche e Umbria con i due elicotteri "Icaro" (GUARDA IL VIDEO). E’ un medico anestesista con esperienza trentennale e formazione da marine. 

«L’elisoccorso esiste dal 1987, io ho cominciato nel 1990 e ho un approccio al servizio di tipo militare che ho imparato negli USA. Ho appreso sia le tecniche di soccorso che la velocità di intervento». Dal 1991 Rocchi ha infatti frequentato corsi di formazione oltreoceano anche insieme ai corpi speciali delle forze armate americane e, come ufficiale medico del Corpo Militare della Croce Rossa, ha partecipato a diverse missioni all’estero: il ponte aereo con la Bosnia nel 1993, l’impiego nell’ospedale da campo italiano a Kukes durante la guerra del Kosovo, è stato in Afghanistan nel 2003 e ci è tornato nel 2010 come responsabile AMET (Aeromedical Evacuation Team) per l’evacuazione tattica dei feriti. E’ stato anche a Nassirya nel 2003: «Sono tornato a casa una settimana prima della strage nella base italiana, alcune delle persone che persero la vita le conoscevo, tra cui il regista Stefano Rolla». Tra le tappe formative in USA ci sono le lezioni dello Shock Trauma Center di Baltimora nel 1997 e nel 2015 il corso in North Carolina con le forze speciali. Oggi Rocchi è iscritto al SOMA (Special Operation Medical Association) che è la parte sanitaria delle Special Forces: «Queste cose mi hanno cambiato la vita». In che senso? «In America l’elisoccorso lo svolge la polizia e sta sul posto per 10 minuti mentre elisoccorsi italiani anche più importanti del nostro restano sulla scena anche 45 minuti. Il tempo è fondamentale, davanti a una lesione interna con sanguinamento più tempo resti lì più il paziente rischia.

A bordo dell’eliambulanza, i segreti e il futuro di Icaro – VIDEO

Chi segue una filosofia esclusivamente ospedaliera tende a ripetere le stesse procedure dell’ospedale quando è fuori, noi invece adottiamo la logica americana e militare: manovre salvavita estreme restando il meno possibile sul posto». Ma come si diventa specialista di medicina estrema? Qui il discorso si fa delicato e complesso: «In Italia la formazione si fa sui manichini mentre in America si fa sugli animali vivi, solitamente maiali anestetizzati e sotto controllo veterinario. E’ un approccio diverso, capisco e rispetto gli animalisti ma secondo me la tecnica sui tessuti vivi è quella ideale per imparare. Nella nostra equipe di elisoccorso, di cui fa parte anche il tecnico Luca Pieroni (foto in basso), nessun altro l’ha usata, io ho preferito impararla per scelta, ho acquisito tecniche estreme e a metterle in atto in pochi secondi. Il problema è come estendere a tutti i ragazzi questo tipo di formazione, perché secondo me offre un’efficienza certa». Rocchi plaude comunque il sistema sanitario regionale: «Dal 2016 nelle Marche opera il Trauma Center, cioè il trattamento dei traumi nella stessa struttura e sono orgoglioso di vivere in una regione che per l’Italia è all’avanguardia ed è allineata agli standard statunitensi».

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Quel ricordo amaro

Tra le diverse centinaia di interventi ce n’è uno dal sapore particolarmente amaro, quella del collega Marco Esposito, primario del pronto soccorso di Macerata, morto in seguito a un incidente in moto nel 2011: «Aveva subìto traumi particolari e siamo riusciti a riconoscerlo solo dopo un’ora di rianimazione». Il rapporto con la morte? «Non la puoi sconfiggere ma l’importante è non sentirti mai colpevole. Devi sempre poterti dire che hai fatto il massimo e averle provate tutte, proprio per questo la formazione è fondamentale». 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Raffica di esplosioni, poi le fiamme altissime: maxi incendio nel porto di Ancona

  • Incendio al porto di Ancona, quella nube era tossica: ora c'è un'indagine della Procura

  • Incendio porto, in città non si respira: Comune chiude scuole e parchi

  • Coppia scatenata, sesso in pubblico: i passanti riprendono tutto col cellulare

  • «Non c'erano sostanze tossiche», ma la Mancinelli non si fida e corre ai ripari

  • Notte d'inferno al porto, la lunga lotta contro l'incendio che ha devastato l'ex Tubimar

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
AnconaToday è in caricamento