Dal cieco potere alla follia rivelatrice, ecco il Re Lear di Fantastichini

Il Re Lear di Ennio Fantastichini si inserisce nella stagione teatrale delle Muse e tornerà in scena stasera e domenica pomeriggio

Ennio Fantastichini è Re Lear

È una storia di figli e padri. I primi sono ansiosi di crescere, diventare “adulti” e potenti, almeno quanto, se non più dei secondi che, da parte loro, non sono sempre disposti a farsi da parte. Lo vuole fare Il vecchio Re, proprio il re Lear interpretato da Ennio Fantastichini che si spoglia del potere terreno nel tentativo disperato di vivere la vecchiaia senza più le incombenze e le responsabilità. Pensa che il sentimento delle proprie figlie sia un garanzia, un investimento tale da consentirgli di vivere con spensierata e grazia gli anni che gli restano. Ma soprattutto con la convinzione di non poter mai perdere l'altro potere: quello familiare e rappresentativo vissuto come indiscutibile, come una seconda pelle, seppur con meno possedimenti materiali. Re Lear non è la solita figura del vecchio che vuole ritirarsi per rinchiudersi a casa a leggere, non considera la sua vita conclusa, é un uomo che intende tenersi il titolo di monarca, ma senza avere i problemi del governo che vuole infatti lasciare ai suoi eredi: il suo è disinteresse per il potere materiale e interesse solo per quello che gli piace fare restando al potere sì, ma di se stesso, coccolato dall’amore della famiglia. Ma quando il potere se ne va, Lear perde tutto e il suo dominio spezzato avvelena i rapporti familiari fino alla guerra tra stati. 

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Shakespeare in scena con Ennio Fantastichini: info evento

Nel Re Lear diretto e riadattato da Giorgio Barberio Corsetti si assiste ad una favola che, in più di 3 ore di spettacolo, diventa tragedia di padri e figli. Lear e le sue figlie, Gloucester ed i suoi figli. I padri fraintendono i figli, i figli tradiscono i padri. Fino ad arrivare alla follia di Lear e alla cecità di Gloucester, il buio degli occhi e il buio della mente. Così Shakespeare vive ai giorni nostri dove le crisi economico-finanziare e l’atomismo delle società e dei rapporti umani sono in costante collegamento tra loro. Il tutto portato in scena da un cast dai costumi dai colori sgargianti e da una sceneggiatura minimal che riconduce l’azione in una dimensione difficilmente riconducibile in una precisa collocazione spazio-temporale. Perché non luoghi fisicamente importanti, ma simbolici come gli arcani maggiori dei Tarocchi, la torre, la tempesta, la capanna. Il Re Lear di Ennio Fantastichini si inserisce nella stagione teatrale delle Muse e tornerà in scena stasera e domenica pomeriggio

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