Rapposelli, confessione choc: il padre Giuseppe racconta l'omicidio del figlio Simone

Le accuse del padre al figlio in un interrogatorio ai carabinieri. Parole choc quelle del padre, riportate in esclusiva in un servizio di Pomeriggio 5 andato in onda su Canale 5

I Santoleri

Voleva i soldi dall’ex marito e dal figlio Simone Renata Rapposelli, la pittrice anconetana scomparsa e trovata morta nelle campagne marchigiane dopo settimane di un’inchiesta che vede accusati di omicidio proprio Giuseppe e Simone Santoleri, rispettivamente l’ex marito e il figlio della donna. E oggi il padre punta il dito contro il figlio perché, in un interrogatorio con gli investigatori, ha raccontato tutto. Lei, Renata voleva i soldi. «Io vi denuncio, vi denuncio a tutti e 2 se non mi date i soldi. Voleva i soldi subito e così abbiamo litigato. Eravamo in piedi tutti e 3 in mezzo alla saletta. Io ho detto che non ce la facevo e di colpo Simone si è girato, io non ho visto come ha fatto, urlavano, Simone diceva “Dove andiamo a prendere i soldi?” Io ho detto “Fermati fermati, te li diamo”. Ma lei li voleva tutti subito perché doveva pagare delle cose. Appena ha detto che ci denunciava è successo il macello. E così, uno a fianco all’altra, Simone si gira di colpo, si mette dietro a Renata e le stringe un braccio intorno al collo. Dopo si è accasciata e addio, si è appoggiata la testa alla poltrona». Parole choc quelle del padre, riportate in esclusiva in un servizio di Pomeriggio 5 andato in onda proprio oggi (Guarda il video a fine articolo). L’uomo ripercorre tutto dall’inizio, da quando Renata è arrivata in Abruzzo. «Io ho preso la macchina da solo, la Seicento, Renata è scesa dal treno a Giulianova, l’ho fatta salire in macchina e l’ho portata a casa. Voleva i soldi, sempre i soldi, pure quando guidavo con la macchina. Ma io i soldi non ce li ho. Siamo entrati in casa e Simone mi ha detto “Ma che me l’hai portata a fare questa qua?” Le ha fatto vedere le carte che stavamo facendo per avere un po’ più di soldi per la malattia di Simone». Poi la minaccia di denuncia e la situazione è degenerata. «”Simone chiamiamo i carabinieri, fa niente è successo una disgrazia” dicevo io perché non è che lui lo ha voluto. Non era Simone, era nervoso, sembrava indemoniato. Appena Renata ha detto vi denuncio è stato un lampo, Simone è diventato una bestia. 

Il corpo rimasto in casa Santoleri per giorni

«Ha pensato a tutto Simone, ha preso le buste, l’ha mesa nelle buste, l’ha appoggiata per terra, l’ha sdraiata e mi ha chiesto una mano. Ha usato 2 buste, una dai piedi fino alla vita e una dalla testa alla vita, poi l‘abbiamo legata con lo scotch marrone. Io piangevo, Simone mi diceva “Stai zitto che non ti succede niente”. Abbiamo pensato a farla sparire. Prima l’abbiamo lasciata così sul pavimento, le abbiamo messo un plaid sul viso e siccome dovevamo cominciare a cucinare per mangiare, l’abbiamo spostata e messa in bagno in modo che se qualcuno suonava a casa non la vedeva per terra. Mi sa che è stata 2 giorni in casa. In quei giorni siamo andati a fare la spesa, in farmacia, lui giocava al computer e io andavo in bici come se nulla fosse». Ma perché aspettare così tanto per disfarsi del corpo? «Io non ho deciso nulla, io volevo chiamare i carabinieri ma lui mi strillava e mi diceva che non capivo nulla, avevo paura mi facesse del male. Poi l’abbiamo caricata nella macchina prima di mezzanotte e l’ abbiamo coperta con dei cartoni e una valigia. La mattina dopo sono andato in ospedale per una visita, poi a Loreto. Io ho detto “Non ce la faccio più. Basta”. Così ci siamo fermati in una stradina di campagna, abbiamo tolto le buste e l’abbiamo spinta in un dirupo, l’abbiamo fatta rotolare insieme». 

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