Rapina al bar: «Dovevo pagare dei debiti, non capivo ciò che facevo»

Secondo la difesa, che attende la richiesta del pm, l'indagato non ha avuto coscienza di quello che stava facendo quando puntava la pistola ad aria compressa in faccia al barista osimano

Gli oggetti sequestrati dai Carabinieri

«Avevo un debito di 3mila euro e ho perso la testa, non mi sono reso conto di quello che stavo facendo. Chiedo scusa». Ha parlato il postino arrestato sabato notte dopo aver rapinato un bar di Osimo. Stamattina, in occasione dell’udienza di convalida, di fronte al Gip Carlo Cimini, ha tentato di spiegare il perché di quel gesto, maturato forse di fronte alla disperazione di chi non sopportava più idi dovere del denaro a qualcuno. Non un criminale secondo la difesa dell’avvocato Franco Argentati che ha detto come «lui non aveva dei debiti di gioco, sì doveva dei soldi a qualcuno ma il gioco non c’entra». Figlio di commercianti ed ex volontario dei vigili del fuoco, era un insospettabile per chi lo ha conosciuto tra Osimo ed Ancona, dove lo descrivono come una persona semplice, ma non pericolosa. E forse ha anche tenuto conto dell’incensuratezza il giudice che alla fine ha convalidato l’arresto dei Carabinieri di Osimo disponendo la misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Restano il sequestro di persona e la rapina a mano armata. Per quelle accuse e per quel famoso biglietto che lo avrebbe portato ad imbarcarsi per il Brasile insieme alla moglie, il pm aveva deciso la restrizione in carcere. Pericolo di fuga dunque? «Macché - ha ribadito l’avvocato Argentati (in foto) - Quei biglietti sono stati comprati lo scorso febbraio, il viaggio era in programma da tempo, non c’era nessuna volontà di andare via, tanto è vero che la moglie e il figlio sono comunque partiti mentre lui ora è a casa».

Dunque secondo la difesa, che attende la richiesta del pm, l’indagato non ha avuto coscienza di quello che stava facendo quando puntava la pistola ad aria compressa in faccia al barista osimano. «Adesso ci prendiamo un attimo di tempo per dimostrare come questo fatto sia stato un episodio isolato da parte di chi, forse non è in una condizione di perfetta salute mentale. Forse ci sono gli estremi per una seminfermità mentale, è tutto da vedere, ma se fosse è necessario saperlo non solo per la giustizia ma anche per me, per valutare tutte le ipotesi».

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