«Mollo tutto per la musica», dal lavoro in azienda al rap: il primo album dell'anconetano JJames

Un album che parla di vita, di come i giovani affrontano scelte, del rapporto con la città, spesso travagliato dall’assenza di luoghi di aggregazione per giovani ancora in cerca di se stessi

JJames

Una vita lineare, comune a quella di tanti altri adolescenti fatta di studi liceali, l’università in Scienze della Comunicazione, l’esperienza dell’Erasmus in Spagna e il tirocinio in azienda dove è arrivato a tanto così dal diventare impiegato nel settore marketing. Poi la svolta. Quella vita fatta di sveglie la mattina, camicia e giacca, tra uffici e magazzini lo spaventava. Non era quello che voleva. Non serviva al suo animo turbolento e malinconico, da sempre in cerca di uno sfogo, un appiglio da trasformare in cassa di risonanza. Alla fine ha fatto di meglio trasformando quei sentimenti in arte. Così lo scorso settembre Marco Maggi, 24 anni nato a Milano e cresciuto ad Ancona, ha mollato tutto per fare rap. Nome d’arte JJames, il cantante dorico ha pubblicato sul canale Youtube il singolo “No time” che, con le sue 2.596 visualizzazioni, fa da apripista al primo album autoprodotto intitolato “Good boy”. Bravo ragazzo appunto. Quello che JJames non vuole essere a tutti i costi, almeno non come l’uomo perfetto predicato dalle più banali convenzioni sociali. E allora ecco la rima di “No time” per cui “Non lo faccio come fanno loro, se me lo chiedi sì che resterò ma avere tempo non è il mio lavoro”.  

«Il senso è che non faccio come fanno molti che percorrono un determinato cammino prestabilito - ci racconta JJames - magari costretti a lasciare Ancona e l’Italia per sentirsi anche mancare di rispetto, quindi se me lo chiedono resto perché sono disponibile ma non voglio essere pagato, non voglio offrire il mio tempo per qualcosa in cui non credo». Così il rapper in erba si racconta, partendo dal settembre scorso quando aveva deciso di chiudersi in casa per creare la sua musica intorno al quale si sono stretti i produttori Andrea Chirivì, in arte Pitch e Mattia Gresta in arte Stone. Insieme hanno formato il trio di "Good Boy", un album che parla di vita giovanile, di come i ragazzi trascorrono il loro tempo ad Ancona e affrontino scelte a volte difficili, altree volte forzate. E poi il rapporto con le mura domestiche, con quelle di un'Ancona connotata dall’assenza di luoghi di aggregazione che possano essere riferimento per 20enni ancora in cerca di se stessi. «Io credo che in questo album si parli di aspetti che accomunano molte persone della mia età, arrivate alla fine di un percorso di studi ventennale e troppo spesso smarrite di fronte ad una vita senza sbocchi per quello che possono esprimere, anche perché a volte non vengono date loro le giuste possibilità». Ma la musica ha sempre fatto parte di Maggi che aveva cominciato a suonare il basso diversi anni fa. Poi le vie di Ancona lo hanno portato a conoscere molti personaggi, anche talentuosi, del mondo hip hop dorico. «Ancona e le Marche mancano nella mappa del rap perché in altre parti d’Italia si sono messi insieme per creare qualcosa di grande mentre qui questo non è stato fatto, forse per una questione di orgoglio che caratterizza l’anconetano, ma io ho sempre cercato di unire più che dividere».

La scelta, quella di lasciare la camicia inamidata nell’armadio per fare il cantante, forse non farà di JJames un grande cantante, l'augurio è al contrario, ma di sicuro fa di lui un giovane intraprendente. Nel futuro? «Non lo so, la speranza è che la musica e il rap un giorno possano diventare il mio lavoro, pagato per dedicare tempo a fare qualcosa che si ama perché credo debba essere questa una delle massime aspirazioni dei giovani della mia generazione». 

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