Falconara: i sindacati temono la deindustrializzazione dell’Api

Il dubbio è che l'azienda voglia tenere aperta la struttura solo per lo stoccaggio del prodotto raffinato all'estero e per la commercializzazione. Tradotto significherebbe la possibile perdita di 1800 posti di lavoro

Le sigle sindacali presenti nella raffineria Api di Falconara hanno incontrato ieri il gruppo consiliare Pd della Regione (mano a mano vogliono incontrarli tutti), mentre oggi una delegazione seguirà i lavori del Consiglio.
Le richieste dei rappresentanti dei lavoratori sono chiare: vogliono conoscere le reali intenzioni dell’azienda per il futuro dello stabilimento. Sì perché di certo, per ora, c’è solo lo stop dei lavori di raffinazione per il 2013, senza nessun impegno preciso per il dopo.

L’obiezione che muovono i lavoratori è di logica stringente: se il problema è la mancanza di competitività dell’impianto come può lo stop di un anno (da solo, senza un piano industriale) migliorare la situazione? Il dubbio è che l’azienda stia traccheggiando in attesa di smantellare tutto e tenere aperta la struttura solo per lo stoccaggio del prodotto raffinato all’estero e per la commercializzazione: tradotto significa lavoro per 70-80 persone, a fronte delle attuali 1900 circa (fra impianto e indotto).
 

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