Radiocollari per mappare i movimenti dei lupi

Catturati, trattati e liberati due lupi dai tecnici del Parco: informazioni utili per capire come vivono e per affrontare le criticità con gli allevatori

Monitoraggio del lupo

Nei giorni scorsi, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, sono state realizzate con successo operazioni di cattura di due lupi ai quali sono stati applicati dei sofisticati collari satellitari che consentiranno di seguire costantemente gli spostamenti degli animali. Le attività fanno parte del progetto wolfnet2.0 per la conservazione del lupo appenninico, finanziato con i fondi del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare destinati alla biodiversità. Le catture dei lupi sono state effettuate dai tecnici del Parco in collaborazione con i Carabinieri Forestali, dopo preparazioni lunghe e complesse, applicando le conoscenze accumulate nel tempo sulle loro abitudini; dopo un mese di pazienti tentativi e attese, finalmente lo scorso giovedì, sotto una fitta nevicata, ne sono stati catturati due, entrambi nell’alta valle del Nera, tra Visso e Castelsantangelo sul Nera. Si tratta di una femmina di due/tre anni, nominata “Magica” e del peso di 28 kg, e di un maschio di cinque/sei anni del peso di 38 kg, nominato “Lui” in memoria di Massimo Dell'Orso, insostituibile collaboratore del Parco tragicamente scomparso lo scorso maggio, che proprio alla natura dei Sibillini e al lupo aveva dedicato la sua vita. Il collare satellitare applicato alla lupa “Magica” è stato donato dal WWF Italia insieme a tre fototrappole.

«Si tratta di operazioni delicate perché non conosciamo gli animali su cui interveniamo e che, con queste attività di controllo, vengono inevitabilmente sottoposti a stress - sottolinea Federico Morandi, veterinario del Parco - Tutto è andato bene, e ne siamo felici perché i collari ci forniranno preziose informazioni sui loro spostamenti mappandone le aree di riferimento».

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Sui Sibillini il lupo è sempre stato presente e attualmente se ne contano circa 60 individui. Il monitoraggio satellitare consentirà di raccogliere ulteriori indicazioni sull'ecologia di questo animale simbolo del Parco, utili a ridurre ulteriormente i conflitti con gli allevatori presenti nel territorio di competenza dell’Ente e che potranno essere utili anche a livello regionale, e per ribattere in maniera scientifica alle false credenze. Ricordiamo infatti che il lupo è sempre stato presente sugli Appennini, anche se in pericolo di estinzione, non è stato mai reintrodotto e non è pericoloso per l'uomo. Svolge invece un ruolo ecologico fondamentale nel controllo, anche sanitario, degli ungulati come cinghiali, cervi e caprioli.

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