Cronaca

Permessi di soggiorno per denaro: 21 rinvii a giudizio, ma il negozio-base resta aperto

Gli investigatori avevano individuato la base operativa della presunta associazione per delinquere in una attività commerciale del centro città, per cui il pm aveva chiesto il sequestro preventivo. Richiesta rigettata dal giudice

Il tribunale di Ancona

Avevano messo in piedi un racket per ottenere permessi di soggiorno a seguito di fasulle richieste di manodopera da parte di imprenditori compiacenti. Per questo si aprirà un processo davanti alla Corte D'Assise. Mentre il negozio del centro di Ancona, considerato dagli investigatori la base operativa dell'organizzazione, non ha mai chiuso e prosegue la sua attività commerciale. Il pm aveva chiesto il sequestro preventivo dei negozi, rigettato dal Gip per carenza di elementi di attualità, per cui è inverosimile che ad oggi si possa perpetrare quel reato nello stesso posto, soprattutto alla luce del procedimento penale in corso. 

Intanto oggi il giudice ha accolto la richiesta del pm Rosario Lioniello e rinviati a giudizio i 21 indagati. I reati? Per 6 di loro l'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla violazione di norme in materia di immigrazione, per gli altri ci sono le sole violazioni delle leggi del T.U. sull’immigrazione. Già fissata per il 14 Settembre prossimo la prima udienza a porte aperte. Dunque si terrà un processo in piena regola in cui la pubblica accusa tenterà di ribadire come la Squadra Mobile di Ancona avesse sgominato un’associazione criminale capace di soddisfare anche 200 richieste di carte di soggiorno ogni anno dal 2012, per un giro d’affari di milioni di euro. A capo di quella banda c'era M. M. R., il bengalese di 47 anni titolare di due negozi ad Ancona città, ritenuto la mente dell'organizzazione e difeso dall'avvocato Laura Versace (in foto). Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, era lì il fulcro di un alveare burocratico capace di arrivare anche al di fuori della Marche, lavorando su piazze come Ravenna, Rimini, Termoli, Perugia, persino Milano. In particolare secondo le accuse, la Laura Versace copia-2direttrice che collega il centro di Ancona e il capoluogo lombardo sarebbe stata spesso percorsa da L. M., anche lui bengalese e braccio destro del commerciante a capo del gruppo. Il suo compito era quello di tenere i conti degli affari. Quando prendeva il treno aveva sempre con sé un quaderno, poi rivelatosi fondamentale per le indagini perché su quelle carte c'erano tutti i conti con cui la banda si spartiva i proventi dell'attività. Una sorta di libro contabile da far vedere al "boss" al momento opportuno e che accompagnava sempre il "ragioniere" dell'organizzazione in giro per l'Italia. Tutte attività emerse dalle indagini degli agenti della Squadra Mobile di Ancona che, per settimane, hanno studiato le mosse della gang, i movimenti nei vari negozi di Ancona e gli spostamenti fuori regioni di alcuni giovani bengalesi. 

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