Cronaca

Visse nell'esperienza per studiare la società, è morto Fabio Bugarini: sociologo votato alla didattica

Nato e cresciuto ad Ancona, si era laureato all’università di Economia e Commercio per poi ottenere una cattedra all’università di Scienze Politiche di Macerata. I funerali si terranno domani

«Le do 28, ma lei provi a fare una passeggiata attraverso i campi delle nostre campagne, non sentirà più il profumo delle mele come lo sentivo io una volta». Disse così ad un giovane studente chiamato a sostenere il suo esame nel 2005. Dopo le prime domande di rito, iniziò a raccontare di quando da piccolo amava sdraiarsi sui campi delle campagne anconetane per rotolarsi tra gli alberi di mele e godere di quell’intenso profumo di frutta che si poteva ritrovare solo lì. Un esame di 40 minuti sostenuto per metà dal professore, ma era il suo modo di insegnare: non le nozioni, a ragionare su come fosse cambiata la società, su come le tecnologie e il modernismo sfrenato nell’industria avessero modificato il dna dell’ambiente e con esso il rapporto tra persone e la natura. Ha sempre dimostrato così la sua predilezione per la didattica rispetto alla ricerca Fabio Bugarini, morto la notte scorsa all’INRCA dopo essere stato ricoverato per l’aggravasi di una malattia con cui combatteva da tempo. Aveva 77 anni ed era in pensione dal suo lavoro di professore universitario di sociologia e sociologia economica all’università di Macerata. Nato e cresciuto ad Ancona, dopo gli studi liceali si era laureato all’università di Economia e Commercio del capoluogo per poi ottenere una cattedra all’università di Scienze Politiche di Macerata, con una parentesi di due anni all'Università della Calabria prima della pensione. Dopo, una collaborazione con l'Università di Urbino fino alla scoperta di quel male. I funerali si terranno domani mattina alle 9 alla chiesa di Santa Maria delle Grazie in via delle Grazie.

Il ricordo

«Negli ultimi anni lo avevo perso di vista, ma lo incontravo spesso per strada - racconta Ennio Pattarin, anch’egli professore di sociologia in pensione - Fabio era uno che viveva molto la città, lo si incontrava spesso al mercato. Era un buon oratore, una persona buona e amata dagli studenti perché lui, a differenza di me, prediligeva la didattica volta a coinvolgere. Per lui era importante insegnare il ragionamento partendo dalle sue esperienze di vita perché da quelle partiva per affrontare gli studi accademici». Infatti Bugarini iniziò dopo la laurea affrontando tematiche riguardanti la famiglia. Ma anche le trasformazioni sociali in riferimento ai processi produttivi e la modernizzazione in campo economico-industriale e come la "tecnica" stesse cambiando il rapporto tra lavoratori e aziende negli anni ’70. In Calabria il Bugarini ritrovò e collaborò con il professor Piero Fantozzi: «Avevamo lavorato a molte cose insieme, soprattutto nelle Marche da quando eravamo studenti perché io mi sono laureato ad Ancona. Ricordo una delle sue ricerche sui cantieri navali di Ancona negli anni ‘60, facevamo le interviste agli operai, ai dirigenti. Poi io sono andato a Milano due anni e sono tornato a Cosenza, mi sono interessato alla sociologia politica mentre lui a quella economica, ai temi dell’artigianato». 

L'arte e la militanza politica

Non amava solo il lavoro perché Bugarini vantava un’ampia competenza nel campo della pittura e dell’arte in generale, per la quale nel corso degli anni aveva sviluppato un grande amore, tanto da aprire un negozio di quadri e di opere d’arte in via Scosciacavalli. Ma prima dell’arte c’era stata la politica e la militanza. «Mi ricordo quando negli anni ’70 prendevamo il treno per andare a Roma a partecipare alle manifestazioni e alle occupazioni» ha ricordato Pattarin. Un periodo, quello universitario, in cui Bugarini era infatti impegnato nelle lotte politiche, prima con i gruppi studenteschi di sinistra e poi con “Democrazia Proletaria”. Ma per un sociologo, uno studioso come lui l’attenzione per i fenomeni politici era molto più che semplice curiosità. Solo il degenerare delle sue condizioni di salute lo avevano costretto a rinunciare a partecipare alle conferenze, alle piazze e alle riunioni politiche. Soprattutto di quei nuovi fronti che avevano suscitato tanto dibattito. Come quello rappresentato dal Movimento 5 Stelle a cui Bugarini, da studioso, aveva iniziato a guardare con entusiastico interesse. 

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