Cronaca

Entra ed esce dalle case di cura, la perseguita per 6 anni: «Mi sono abituata alla paura»

«E' un uomo che ha una patologia legata e accentuata dal consumo cronico di alcool dovuto non certo al puro piacere di bere» ha spiegato l'avvocato difensore

«In questi anni ho vissuto abituandomi al fatto che ogni volta che esco di casa o dal lavoro devo sempre guardarmi alle spalle». Ne parla con tono sommesso lei, una 43enne anconetana, presente oggi al processo dell’uomo che negli ultimi 6 anni l’ha perseguitata con insulti, minacce e pedinamenti fino a sbraitare per telefono frasi da brivido: «Prima te e poi violento tua figlia e la sgozzo». Un incubo nato senza un motivo. Da quella volta in cui nel 2011 i due si sono incontrati in un parco pubblico dopo che i loro rispettivi cani avevano iniziato a giocare insieme. Un rapporto fatto di cordialità e nulla più, anche perché lei é fidanzata da anni oltre ad essere mamma di una bimba piccola. All’udienza odierna il giudice monocratico Paolo Giombetti ha sospeso il processo per richiedere una perizia psichiatrica nei confronti dell’imputato, un 41enne di Ancona già noto per problemi di alcolismo, a cui gli specialisti del SERT gli hanno diagnosticato un disturbo borderline. Comunque da verificare fino in fondo per la toga. Ecco perché ci penserà il dott. Borsetti a stabilire se l’uomo sia capace di intendere e di volere. Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Riccardo Leonardi (in foto), no. «E’ un uomo che ha una patologia legata e accentuata dal consumo cronico di alcool dovuto non certo al puro piacere di bere - ha spiegato il legale - E’ riccardo leonardi-2spiacevole quanto accaduto alla vittima ma va detto come il mio assistito non l’abbia mai sfiorata e come ci siano stati pochi episodi a distanza di anni. Lui ha anche fatto un percorso psicologico per disintossicarsi ma non c'e struttura pubblica che lo aiuti al di là del periodo acuto e anche i suoi genitori, che lo hanno in carico, sono a loro modo vittime». 

Genitori vittime dunque, insieme alla 43enne, prima ancora che di un figlio problematico, di un sistema che non prevede alcun percorso di lungo periodo per chi ha problemi di alcool o psichiatrici o, come parrebbe in questa coso, di entrambi i tipi. Infatti l’uomo da anni entra ed esce da strutture di cura per disturbi legati alla dipendenza. Fatto sta che l'uomo ha già patteggiato 8 mesi nel 2011 per molestie e oggi deve rispondere di stalking per alcuni episodi successivi perché, dopo 4 mesi in carcere e 4 in comunità, è prepotantemente tornato da lei, che se lo è ritrovato sotto casa o davanti al luogo di lavoro. Sempre pronto a sfogare tutta la sua rabbia contro una donna che mai gli aveva dato modo di meritare quelle minacce: “Ti ammazzo”, “Ti sgozzo”. Anni di terrore per lei, memore ancora di quel giorno in cui si presentò fuori dal luogo di lavoro di lei chiedendo ai commercianti notizie sul suo conto per poi brandire una bottiglia rotta da puntarle contro al momento dell’uscita dal lavoro. Adesso c’è un po’ di pace nella vita della donna perché lui, trovato al volante con un tasso alcolemico di 3.0, è senza patente e non può guidare. In attesa che si concluda l’iter giudiziario, non solo con una sentenza, ma anche con una misura che aiuti l’imputato e protegga la donna. 

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